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Confindustria boccia plastic tax: 'impatto di 109 euro su spesa famiglie. No anche a sugar tax e tassa auto aziendali'

Laura Naka Antonelli

Confindustria boccia plastic e sugar tax e dice no a più tasse. Lo ha detto Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, nel corso di un'audizione sulla manovra nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, che si è svolta nella giornata di ieri.

"La plastic tax non comporta benefici ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente una leva per rastrellare risorse (circa 1,1 miliardi nel 2020, 1,8 nel 2021 e 1,5 nel 2022)".

Pur dando atto al Governo di aver avviato, ora, un confronto con gli attori interessati, Confindustria evidenzia che la plastic tax "danneggia pesantemente un intero settore produttivo; rappresenta una sorta di doppia imposizione, dunque ingiustificata sia sotto il profilo ambientale che economico-sociale, in quanto le imprese già oggi pagano il contributo ambientale Conai per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica; determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, contribuendo a indebolire la domanda interna; ha un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in circa 109 euro annui".

Sulla sugar tax, "si stima una riduzione del 10-15% dei fatturati delle imprese del settore, in assenza di evidenze circa i benefici per la salute. A ciò si aggiungono i timori di traslazioni a valle di imposte per loro natura regressive, in grado di colpire in misura relativamente più gravosa le fasce reddituali più deboli".

Ancora, rileva Panucci, una contraddizione della manovra economica per il 2020 "è rappresentata dall'avvio di una condivisibile percorso di riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori, più volte invocata da Confindustria, e dal contestuale innalzamento della tassazione sulle auto aziendali, che rappresenta una vera e propria stangata per circa 2 milioni di lavoratori, oltre a incidere su un settore economico, quello dell'automotive, già penalizzato su altri fronti".

"Di fatto si tassa un bene che è già tassato e lo si fa intervenendo sulla busta paga dei dipendenti e sugli oneri contributivi dei datori di lavoro".