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Confindustria dura sul Recovery Plan: non conforme a linee Ue

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 25 gen. (askanews) - Dure critiche da Confindustria al Recovery Plan messo a punto dal Governo. Il presidente degli industriali, Carlo Bonomi, nell'incontro con il premier Giuseppe Conte, ha elencato una serie di criticità ma, soprattutto, ha sottolineato come il piano nazionale non sia "conforme con le linee guida indicate dalla Ue". Per questo Bonomi ha chiesto di affinarlo, indicando gli effettivi impatti sul Pil. Fondamentale poi, a giudizio degli industriali, coinvolgere le parti sociali nella governance. A difesa del Recovery Plan il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, mentre il premier ha invocato lo spirito comune spiegando che non "è un piano del Governo ma del sistema-Italia, quindi deve essere ampiamente condiviso".

Bonomi, nel primo faccia a faccia con il Governo sul tema, ha posto alcune "questioni prioritarie inerenti il metodo". A ispirarle "è esclusivamente - ha spiegato Confindustria - l'interesse nazionale affinché il Pnrr, un'occasione storica e irripetibile per il Paese, raggiunga la massima efficacia".

La prima osservazione di Bonomi riguarda "la mancata conformità con le linee guida indicate dalla Ue e aggiornate venerdì scorso a seguito della consultazione tra Commissione, Governi e Parlamento Europeo". Le linee guida prescrivono infatti, che ogni riforma strutturale "venga declinata secondo una stima precisa degli obiettivi quantitativi che si intende ottenere rispetto alle risorse impegnate". Questo perché la Commissione stessa possa "verificarne l'attuazione, sia nell'arco della durata del Piano che negli step intermedi, scongiurando così il rischio di revoca dei fondi o, peggio ancora, la restituzione". Inoltre, la linea d'azione, secondo Confindustria, "deve essere plausibile, alla luce dei risultati ottenuti dall'Italia negli anni precedenti con interventi nello stesso settore, e congruo rispetto ai principali effetti di sostenibilità sociale, ambientale e al quadro generale di finanza pubblica". Poiché, allo stato attuale, "nel Pnrr trasmesso al Parlamento non è stata riscontrata questa corrispondenza, Confindustria ha chiesto al Governo di procedere ad un affinamento del Piano per comprenderne gli effettivi impatti sul Pil".

In assenza di un quadro generale di priorità, compatibilità e obiettivi, "ogni valutazione rischia di ridursi ad una mera somma di richieste, in nome dei diversi interessi economici e sociali", hanno osservato gli industriali. Sul fronte del lavoro, per Confindustria, "non viene indicata la direzione che il Governo intende intraprendere sulla riforma degli ammortizzatori sociali".

Altro capitolo essenziale è quello delle Infrastrutture. Duro il giudizio degli industriali anche su questo fronte: "prima di esprimersi sull'allocazione delle risorse, occorre chiarire il gap delle 35 misure attuative non ancora emanate e dei ripetuti interventi su tale materia fino al Decreto-legge Semplificazioni. Specie in questo ambito, infatti, l'efficacia dell'assetto organizzativo e la profonda revisione delle procedure della P.A., al momento non declinate, risulta determinante".

Patuanelli, nel corso dell'incontro con Confindustria, ha difeso il lavoro del Governo: "all'interno del piano sono dettagliati tutti gli step, l'intensità, le annualità e la messa a terra degli investimenti. L'execution sarà fondamentale, dobbiamo esserne ossessionati. Per questo è importante costruire una cabina di regia in grado di far marciare i progetti il più speditamente possibile, senza intoppi burocratici". Sulla stessa lunghezza d'onda Catalfo che ha spiegato come al capitolo lavoro, incentrato su formazione e nuove competenze, sia dedicato un finanziamento da 7 miliardi di euro.

Mlp