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Confindustria: Emilia R. è un organo sano in un corpo... -2-

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Bologna, 8 ott. (askanews) - La crescita dell'Emilia-Romagna procede bene per l'industria alimentare (produzione +1,7%, fatturato +1,8%); a livelli più contenuti per l'industria del legno e del mobile (fatturato -0,3% e produzione +1,0%). Il passo indietro, invece, è evidente per l'ampio aggregato delle industrie meccaniche, elettriche e mezzi di trasporto che ha subito una flessione del fatturato del 2%, nonostante un minore arretramento dalla componente estera (-0,7%); la produzione si è ridotta dell'1,4%. Si consolida la tendenza negativa anche per l'industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche.

Sulla base dei dati del Registro delle imprese, quelle attive dell'industria in senso stretto regionale a fine giugno risultavano 44.577 (pari all'11,1% del totale), con una diminuzione corrispondente a 533 imprese (-1,2%) rispetto all'anno precedente, quando peraltro per la prima volta dal 2012 la variazione negativa si era ridotta al di sotto dell'1%.

Le esportazioni di prodotti dell'industria manifatturiera hanno fatto segnare un significativo aumento (+5%), e sono risultate pari a quasi 32.169 milioni di euro.

"Io definirei l'Emilia-Romagna è un organo sano in un corpo debilitato - ha spiegato il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari -. Questo è un elemento sul quale dobbiamo lavorare molto. Perché se è vero che oggi abbiamo una crescita leggera dello 0,6% del Pil, ma non c'è mai l'unità davanti al Pil e dovrebbe essere del 2% vuol dire che i conti sono difficili e la aziende sono in difficoltà".

L'associazione presenta comunque alcuni elementi di positività: "tutto sommato le previsioni degli imprenditori per il secondo semestre sono leggermente migliori rispetto alle previsioni del primo trimestre quindi c'è un senso di miglioramento progressivo- ha aggiunto Ferrari -; abbiamo un livello di occupazione ai vertici non solo della nazione ma dell'Europa (4,8%); abbiamo anche le Pmi che rispetto ad aspetti più negativi la vedono in modo più positivo". Ma "l'Emilia non può bastare, come non può più bastare l'export. Noi dobbiamo metterci in testa che questo è un Paese con una necessità assoluta di consumi interni". (segue)