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Confindustria: Germania-Italia stessa pandemia ma divario nel Pil

Red
·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 20 feb. (askanews) - Per Germania e Italia stessa pandemia ma divario nel Pil. La flessione del Pil nel 2020 è stata del -8,9% in Italia, peggio del -5,3% in Germania. Ad analizzare il diverso andamento dell'economia dei due paesi è il Centro Studi di Confindustria in un focus contenuto nella Congiuntura Flash di febbraio.

"È utile notare come questo divario sia maturato", spiega il Csc. Nella prima metà del 2020, a causa della diffusione della pandemia e dell'adozione di forti misure di contenimento, l'Italia ha subito una caduta più profonda (-5,5% nel primo trimestre, -13% nel secondo). Grazie al calo dei contagi in estate, un ampio rimbalzo è stato registrato in Italia nel terzo trimestre (+16%), molto più che in Germania, tanto da colmare quasi il ritardo. Ma le restrizioni anti-pandemia dopo l'estate hanno condotto in Italia a una nuova flessione (-2% nel quarto trimestre), mentre la Germania ha evitato tale ricaduta e parte in condizioni migliori nel 2021.

Questi diversi sentieri del Pil sono dovuti ad almeno cinque fattori. Sottostante, resta il nostro gap strutturale di crescita.

Primo punto: le restrizioni anti-pandemia. Le misure di contenimento adottate nei due paesi da marzo 2020, con impatti diretti sull'attività economica, sono state simili, ma mai identiche: limiti alla mobilità delle persone, chiusure di negozi, esercizi, uffici, fabbriche. In particolare, con la prima ondata di pandemia, la Germania ha varato limiti meno stringenti per le attività industriali: ciò spiega parte del suo minor calo del Pil. A inizio 2021, in entrambi i paesi si ragiona su quando si potranno allentare gradualmente le restrizioni.

Secondo punto la quota di turismo. Sull'impatto della pandemia ha giocato un ruolo cruciale il settore del turismo, il più colpito dalle misure restrittive per contenere il Covid. In Italia il settore turistico è molto più ampio: genera il 6% del Pil (13% con l'indotto), contro il 3,9% in Germania (7% complessivo); contribuisce per l'8% dell'export (in Germania il 3%) e occupa 3,5 milioni di lavoratori (2,3 in Germania). Dunque, la forte caduta del turismo ha penalizzato più l'Italia. In generale, i servizi contano di più in Italia (74% del Pil, contro 70%).

Terzo punto l'andamento delle costruzioni. Il settore delle costruzioni in Germania ha un peso maggiore sul Pil (6%, contro il 4,3% in Italia) e la sua dinamica, nonostante la pandemia, è rimasta positiva. Nel primo semestre 2020 la produzione nelle costruzioni è stata in lieve incremento in Germania, a fronte di un'ampia caduta in Italia; nel complesso del 2020 l'attività del settore è cresciuta del 2,6% in Germania, contro un -7% circa in Italia.

Quarto punto riguarda le tipologie di imprese. Un dato strutturale è che in Italia è prevalente la piccola impresa, sotto i 50 addetti (64% degli occupati, 48% del valore aggiunto), mentre in Germania la quota di attività realizzata dalle grandi imprese è maggiore. Inoltre, sebbene prima del Covid le imprese italiane avessero colmato buona parte del gap di patrimonializzazione con la Germania, resta vero che le più piccole sono meno dotate di capitale e più legate al debito bancario. Secondo un'indagine Istat, a fine 2020 in Italia tra le imprese più in difficoltà ci sono proprio le piccole e micro, del settore dei servizi e localizzate al Sud; viceversa, tra le imprese orientate a strategie di espansione rientrano le più grandi, con più alti livelli di produttività, formazione, investimenti, avvantaggiate dall'operare in comparti a maggiore tecnologia e colpiti meno dalla pandemia. Perciò, il selettivo impatto della crisi, più marcato su servizi e aziende più indebitate (e più legate alla domanda interna), incrociandosi con la diversa struttura dimensionale, potrebbe aver penalizzato meno la Germania.

Quinto punto le misure di policy. Nel 2020 l'Italia ha destinato risorse pari al 5,5% del Pil per contrastare gli effetti negativi del Covid, la Germania al 4,7%. Le misure adottate dai due paesi sono in larga parte simili, anche se le risorse destinate ai singoli capitoli differiscono. Per il potenziamento del sistema sanitario l'Italia ha stanziato più della Germania (1,3% contro 0,9%). A favore di lavoratori e famiglie, in termini di integrazioni salariali, indennità e bonus, l'Italia ha disposto risorse per l'1,9% del Pil, contro lo 0,6% della Germania. Gli interventi di spesa a sostegno delle imprese (sussidi, trasferimenti, crediti d'imposta) valgono l'1,7% del Pil in entrambi i paesi. Ma l'Italia ha previsto misure a favore delle imprese anche dal lato delle entrate, con il temporaneo esonero dal pagamento Irap (0,2% del Pil), dell'Imu e di altre imposte locali per i settori della ristorazione e del turismo. La Germania ha, invece, tagliato nella seconda metà del 2020 le aliquote Iva (da 19% a 16% l'ordinaria, da 7% a 5% la ridotta), con un costo per lo Stato pari allo 0,4% del Pil. Con questa misura (temporanea) ha mirato a rafforzare i consumi e la ripartenza: ciò spiega un'altra fetta del divario di Pil, conclude il Csc.

Mlp