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Confindustria si smarca dai licenziamenti alla Gianetti, ma ora i sindacati temono l'effetto domino

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Gianetti Ruote (Photo: Ansa)
Gianetti Ruote (Photo: Ansa)

Quando sabato è stato firmato il documento per l’apertura della procedura di licenziamento di 152 lavoratori, nessuno alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto ha informato Assolombarda. Eppure l’azienda che produce cerchioni per i mezzi pesanti e per le moto in provincia di Monza e Brianza è un’associata della costola di Confindustria. Al di là della mancata comunicazione con la casa madre, quello che è avvenuto aggiunge un ulteriore elemento di fragilità a quell’avviso comune sottoscritto meno di una settimana fa a palazzo Chigi tra le associazioni delle imprese, i sindacati e il Governo, per anteporre l’utilizzo della cassa integrazione ai licenziamenti. Se la singola azienda agisce all’oscuro dell’associazione che si è fatta carico dell’impegno è evidente che l’avviso comune diventa ancora più difficile da attuare. Di più: di fatto carta straccia.

La decisione di mandare a casa tutti i lavoratori è una mossa che non è piaciuta affatto ai vertici di Assolombarda. Gli operai e gli impiegati sono venuti al corrente della decisione dell’azienda da una mail, l’associazione addirittura dal passaparola che si è generato subito dopo. E così si è ritrovata i sindacati contro, ma soprattutto l’accusa di aver disatteso l’avviso comune. Quell’avviso dice che l’associazione si fa garante dell’impegno delle sue associate a sperimentare tutte le forme alternative al licenziamento, dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà, e di considerare gli esuberi come l’ultima strada. Non è previsto un obbligo perché il Governo ha deciso di eliminare il blocco dei licenziamenti per le grandi imprese, ma è evidente che si sceglie subito la linea più estrema allora quell’impegno non è stato neppure preso in considerazione.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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