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Confindustria: "Su lotta a evasione rischio soluzioni inutili"

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"L’obiettivo di reperimento delle risorse viene perseguito dal decreto-legge mettendo in campo un complesso piano di contrasto all’evasione fiscale e contributiva che, nelle intenzioni, appare un’opzione coerente". Così Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, in audizione in commissione Finanze alla Camera sul dl Fisco. 

"Infatti, in una situazione in cui l’esigenza di risorse aggiuntive non può trovare risposta in un aumento del deficit o della pressione fiscale, far pagare le imposte a chi vi si sottrae, rappresenta un approccio pienamente condivisibile", afferma, avvertendo che "tuttavia, contrastare efficacemente l’evasione fiscale è opera complessa, poiché il fenomeno è articolato e necessita di strumenti vari e sofisticati, che dovrebbe sempre partire dai lavori analitici già a disposizione del Governo, che ci forniscono uno spaccato del fenomeno e delle possibili aree di intervento".  

"Non tenerne conto rischia di generare soluzioni inutili, ispirate più da ragioni di gettito e dalla volontà di fornire risposte semplici e demagogiche, anziché dalla volontà di mettere in atto una reale e seria politica di contrasto", sottolinea. 

"Il giudizio sul decreto è, nel complesso, critico, anche considerando che si inserisce nella più ampia e articolata, e per diversi aspetti anch’essa critica, manovra di bilancio, sulla quale avremo modo di esprimerci nell’audizione della prossima settimana", dice ancora Panucci, ricordando che secondo la relazione tecnica al ddl di bilancio emerge che il provvedimento "dovrebbe garantire un maggior gettito pari a circa 5,4 miliardi per il 2020". Sul fronte della lotta all'evasione fiscale "ci aspettiamo" azioni "più meditate di quelle oggi sul tavolo, dettate, in larga parte, dall’urgenza di reperire risorse finanziarie, ma che rischiano di penalizzare in modo non solo sproporzionato ma anche indiscriminato l’intero sistema imprenditoriale, se non attentamente calibrate".  

Parlando della vicenda Ilva, la dg di Confindustria evidenzia come questa sia "emblematica e consegue a una scelta fatta in Parlamento nelle scorse settimane di revocare uno dei punti qualificanti del contratto che l'investitore aveva firmato con lo Stato italiano. Mi auguro che chi deve capisca quali sono le conseguenze di scelte irragionevoli e non meditate. I continui cambiamenti di norme, gli interventi a gamba tesa sulle norme penali, l'instabilità del quadro non solo non attraggono investimenti ma fanno scappare quelli che ci sono".