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Confindustria sul Recovery plan: non ci siamo, non rispetta richieste UE

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Ieri è toccato a Confindustria incontrare a distanza il presidente del Consiglio che sul Recovery plan ha avviato un giro di consultazioni con le parti sociali. Così, dopo avere ascoltato le richieste e i suggerimenti dei sindacati, è toccato al presidente di Confindustria Carlo Bonomi presentare le istanze degli industriali e far notare al governo dimissionario cosa non va nel piano di Ripresa e resilienza.

Confindustria, ben prima di entrare nel merito del piano, “ha posto quattro questioni prioritarie inerenti il metodo” utilizzato per la realizzazione del piano stesso.

Le questioni che Confindustria pone sono nell’interesse esclusivo dell’Italia che ha davanti a se una “occasione storica e irripetibile”.

Perché il Recovery plan raggiunga la massima efficacia spiegano da Viale dell’Astronomia, è necessario che il piano sia conforme a quanto richiedono le “linee guida indicate dalla UE e aggiornate venerdì scorso a seguito della consultazione tra Commissione, Governi e Parlamento Europeo”.

Si fa notare che “le linee guida prescrivono infatti, in maniera puntuale, che ogni riforma strutturale e linea di intervento delle 6 missioni strutturali venga declinata secondo una stima precisa degli obiettivi quantitativi che si intende ottenere rispetto alle risorse impegnate”.

L’Europa potrebbe bocciare il Recovery plan italiano

Se l’Italia si presenta con questo piano in Commissione Europea, o rischia di non ricevere i fondi oppure di doverli restituire parzialmente o totalmente. Questo è il primo appunto.

L’Italia, sottolinea Confindustria, prima di altri progetti, deve realizzare quelli che vengono indicati “nelle raccomandazioni periodiche all’Italia”:

  • mercato del lavoro;

  • riforma radicale della Pubblica Amministrazione;

  • riforma della giustizia.

Inoltre, fa notare la squadra di Bonomi che si è presentata ieri al presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte, “la linea d’azione deve essere plausibile, alla luce dei risultati ottenuti dall’Italia negli anni precedenti con interventi nello stesso settore, e congruo rispetto ai principali effetti di sostenibilità sociale, ambientale e al quadro generale di finanza pubblica.”

Quali gli impatti sul PIL?

Confindustria al governo ha chiesto quindi un “affinamento del Piano” anche per capire quali saranno gli impatti concreti sul PIL dell’Italia: vero e unico obiettivo di tutto questo lavorio.

La risposta di Gualtieri

All’incontro era presente anche il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, il quale ha affermato che “le note vicende politiche non hanno aiutato ma l’obiettivo del governo è quello di colmare questa lacuna rapidamente”, giustificando perché l’intero progetto è così in alto mare.

Gualtieri, riporta l’Ansa, ha anche assicurato che con la Commissione europea c’è un confronto costante e costruttivo continuo che è considerato “fondamentale per la buona riuscita del piano”.

Non possiamo esprimere un parere

Confindustria nella sua seconda osservazione prioritaria afferma che se non si fa quanto suggerito nella prima osservazione, “non è possibile esprimere un parere sull’allocazione complessiva di risorse destinate agli obiettivi di sostenibilità sociale e di crescita della produttività”.

In soldoni: Caro governo, se il piano è una lacunosa bozza dove manca l’aderenza alle linee guida dell’UE, ma che parere ci chiedete e che parere possiamo darvi come Confindustria?

Sulla riforma del lavoro non ci siamo

Per quanto riguarda poi il tema lavoro, Confindustria fa notare che nel Piano ci si appoggia ancora ai Centri pubblici per l’impiego per risolvere il problema dell’occupazione in Italia.

A luglio 2020, invece, Confindustria aveva presentato una proposta dettagliata “che coniuga, in un unico obiettivo, la riforma degli ammortizzatori sociali e quella delle politiche attive del lavoro, aprendo al coinvolgimento delle Agenzie private. L’obiettivo della proposta è la valorizzazione del capitale umano e l’aumento dell’occupabilità, attraverso il potenziamento dell’assegno di ricollocazione e il contratto di espansione”.

Ma ora, parola a Mattarella.

This article was originally posted on FX Empire

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