Le conseguenze della crisi greca in Italia

La Grecia è nel caos. E se dovesse lasciare l’euro? Ci potrebbero essere gravi ripercussioni anche in Italia. A poco più di una settimana dalle elezioni elleniche, continua a regnare l’incertezza. Il Paese è ancora alla ricerca di un leader e di un governo di unità nazionale. Si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile uscita di Atene dalla moneta unica, nonostante l’Eurogruppo tenti la strada della crescita. Ipotizzare gli scenari economici che il ritorno alla dracma potrebbe aprire negli Stati vicini e, quindi, anche in Italia, non è affar semplice.

L’ipotesi più probabile, fallita la girandola di incontri per formare un governo di identità nazionale, sembra il ritorno alle urne a giugno. I riflettori restano puntati sul suo futuro politico perché una dipartita ellenica da Eurolandia porterebbe, inevitabilmente, ad una fase di grande incertezza. Gli altri membri si allacciano le cinture di sicurezza: il ritorno alla dracma “non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue”, sono state le parole di Per Jansson, numero due della banca di Svezia. Un’eventualità che potrebbe costare all’Italia “100 miliardi in un anno”, come ha prospettato il presidente del Fondo salva-Stati, Klaus Regling.

Se Atene dovesse davvero dire addio alla moneta unica, dovrebbe formalizzare a Bruxelles la scelta, magari a mercati chiusi. La Banca di Grecia convertirà i depositi, crediti e debiti in dracme. Il problema, tra i tanti, sarebbe il tasso di cambio, quello con cui Atene è entrata nell’euro, nel 2002: 340,75 dracme per un euro. Ma gli analisti prevedono che alla riapertura dei listini, la nuova moneta ellenica si svaluterà del 40-70 per cento. Facile ipotizzare che i risparmiatori, terrorizzati, potrebbero fiondarsi a prelevare il denaro dai depositi bancari creando una crisi di liquidità spaventosa. E il Pil greco rischierebbe di crollare del 20 per cento, stando ai calcoli di alcune proiezioni del Tesoro. Ovviamente senza più poter contare sui 130 miliardi di aiuti promessi con il memorandum della Trojka.

L’Europa non starà solo a guardare, ma sarà investita dalle pesanti conseguenze del possibile default. Il tanto temuto effetto contagio si tradurrà in una debacle dei mercati, soprattutto in Spagna e Italia. Gli spread - stiamo sempre parlando di ipotesi - potrebbero seguire il Pil greco, aumentando di oltre 20 punti percentuali; le borse crollerebbero del 15 per cento. E se la Grecia dovesse smettere di pagare i debiti anche ai privati, l’effetto domino sull’economia del Vecchio Continente rischierebbe di diventare inarrestabile. Italiani e spagnoli, secondo i calcoli di Ubs, pagherebbero tra i 9mila e 500 e gli 11mila e 500 euro a testa all’anno per l’addio di Atene. I tedeschi poco meno. Non si possono escludere, a questo punto, anche eventuali dazi alle merci elleniche. E a calcare ancora di più la mano ci ha pensato Fitch: “Il risultato incerto delle elezioni parlamentari del 6 maggio e la conseguente impossibilità di formare un nuovo governo – si legge in un rapporto diffuso dall’agenzia di rating - rendono probabile un nuovo ricorso alle urne a giugno. L’elezione o la formazione di un governo greco non disposto o non in grado di rispettare i termini dell’accordo sottoscritto con la Ue e Fmi aumenterebbe il rischio di una fuoriuscita della Grecia. Se si dovessero rendere necessarie, le nuove elezioni diventerebbero dunque un evento di importanza cruciale sia per la Grecia che per il resto dell’Eurozona”.

Un monito che suona più come un allarme vero e proprio. Mentre l’Italia annuncia che raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013 “senza il bisogno di ulteriori manovre”, secondo il premier Monti, la commissione Ue prevede che la disoccupazione continuerà a crescere. L’aumento del Pil si attesterà solo allo 0,4% dopo aver registrato, quest’anno, una flessione dell’1,4%. Per l’Europa “la ripresa è in vista, ma la situazione resta fragile”, ha precisato il commissario Ue per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn. “Senza ulteriori azioni determinate, la crescita resterà bassa”. E’ evidente che nella già sofferente economia italica, un contraccolpo come quello causato dalla tsunami greco potrebbe risultare devastante. “Non voglio nemmeno parlare di un ritorno alla dracma - ha dichiarato l'ex ministro delle Finanze, George Papaconstantinou – c’è una larga maggioranza dei greci che vuole restare nell'euro. Se usciamo l'economia crollerà, l'inflazione pure e i redditi cadranno drammaticamente. Sarebbe un brutto affare per la Grecia, ma una tragedia terribile per l'Europa”.