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Consiglio di Stato ribalta sentenza Tar, ex Ilva Taranto va avanti

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Image from askanews web site
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Roma, 23 giu. (askanews) - Il consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar di Lecce (n. 249/2021) che, confermando un'ordinanza del febbraio 2020 del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, aveva disposto lo spegnimento degli impianti dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. A seguito dell'udienza del 13 maggio scorso, i giudici della quarta sezione di Palazzo Spada hanno annullato la decisione del tribunale amministrativo consentendo di proseguire la produzione di acciaio nel polo siderurgico pugliese.

Per Acciaierie d'Italia, la nuova società nata da ArcelorMittal Italia e Invitalia, decade dunque l'obbligo di fermata degli impianti. L'attività produttiva "proseguirà con regolarità", dice l'azienda che annuncia "già dalla prossima settimana", insieme con i suoi partner industriali Fincantieri e Paul Wurth (ex Italimpianti), la propria proposta di piano per la transizione ecologica dell'intera area a caldo dello stabilimento di Taranto "tramite l'applicazione di tecnologie innovative ambientalmente compatibili e con l'obiettivo di una progressiva e costante riduzione delle quote emissive, che vada anche oltre le attuali prescrizioni".

In 62 pagine il consiglio di Stato spiega l'annullamento perché "il potere di ordinanza non risulta suffragato da un'adeguata istruttoria e risulta, al contempo, viziato da intrinseca contraddittorietà e difetto di motivazione". Secondo i giudici il potere di ordinanza del sindaco "ha finito per sovrapporsi alle modalità con le quali, ordinariamente, si gestiscono e si fronteggiano le situazioni di inquinamento ambientale e di rischio sanitario per quegli stabilimenti produttivi abilitati dall'Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr)". Inoltre, non è stato evidenziato un "pericolo ulteriore" rispetto a quello collegato ordinariamente allo svolgimento dell'attività industriale.

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, assicura che il Governo "procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone". L'obiettivo è "rispondere alle esigenze dello sviluppo della filiera nazionale dell'acciaio - afferma - accogliendo la filosofia" del recovery plan. Il sottosegretario dell'Economia, Claudio Durigon, osserva che la sentenza "consente di procedere con le azioni necessarie per il risanamento economico e ambientale in modo da far ripartire al meglio l'ex Ilva. C'è la determinazione del Governo per salvare ad ogni costo questa grande azienda del Paese".

I sindacati tirano un sospiro di sollievo. La Cgil sottolinea che "finalmente l'ex Ilva cessa di essere un tema di ordine giudiziario per diventare esclusivamente un tema di ordine industriale. Ora è tempo di dare certezze e piena operatività all'assetto societario in modo da accelerare l'ambientalizzazione degli impianti e la ripresa della produzione. E' tempo di avviare quella fase nuova disegnata negli accordi con il sindacato". Il segretario generale della Fim-Cisl, Roberto Benaglia, auspica che "finisca una fase incerta e complicata che non ha certamente facilitato la discussione vera sulla prospettiva industriale e il rilancio di Taranto e, soprattutto, sulla transizione ecologica che deve diventare, assieme al piano in industriale, e alla garanzia occupazionale il tema centrale di un confronto che adesso deve ripartire urgentemente".

Il leader della Uilm, Rocco Palombella, aggiunge che "l'unica soluzione per garantire contemporaneamente il risanamento ambientale, la salute dei cittadini e dei lavoratori, l'occupazione e un futuro industriale ecosostenibile è l'accelerazione della transizione ecologica. E' l'ultima chance, sarebbe inaccettabile se la politica continuasse a non decidere sul futuro di oltre 15mila lavoratori".

Di parere opposto, invece, è la Confael che si dichiara contraria alla decisione del consiglio di Stato. "Nell'ex Ilva - tuona il segretario nazionale comparto metalmeccanici e terziario, Claudio Capodieci - ormai è lotta su tutti i fronti e a regnare sono il caos e la ricerca di compiacere i propri egoistici interessi personali". Confindustria Taranto, infine, prende atto della sentenza e accoglie "con favore il conseguente prosieguo dell'attività produttiva dello stabilimento. Ci aspettiamo, tuttavia, che da parte del Governo arrivino segnali chiari e celeri relativi al processo di ambientalizzazione del centro siderurgico".

(di Vincenzo Sannino)

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