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Consolidamento sull'azionario tra Fed e frizioni USA-Russia

·6 minuto per la lettura

Mercoledì sera l'azionario USA ha conservato i guadagni nel finale (S&P 500 +0.28% Nasdaq 100 + 0.38%) pur terminando ad una moderata distanza dai massimi, segnati nella prima ora. Idem il Dollaro, che ha ceduto la bellezza di 0.75% come Dollar index, chiudendo ai minimi dall'11 Novembre. Se non altro, i rendimenti USA hanno cancellato gli iniziali cali, terminando invariati o in leggero rialzo. Andando a guardare, si nota che i tassi reali hanno fatto un balzo di circa 7 bps a discapito dei breakeven inflation. Strano, in un giorno in cui il CPI Usa esce al 7% e il petrolio guadagna il 2% sfondando quota 82$. Un po' meno strano se uno riflette sulle dichiarazioni bellicose dei membri FED, continuate anche oggi: se Powell e C. accelerano sul tightening, è normale che le attese di inflazione calino. E visto il minor supporto da parte del QE (che dovrebbe diventare QT entro l'anno), anche, un po' la salita dei tassi reali. Resta da capire come mai coi tassi reali che salgono forte, il Dollaro cali e le commodities volino. Come osservato ieri, una reazione assai controintuitiva. Credo peraltro che se la FED proseguirà nei suoi propositi, e i tassi reali continueranno a salire dai livelli infimi dove li ha buttati il QE, alla fine il Dollaro dovrà reagire. Diversamente, se un rallentamento del ciclo dovesse fermare la mano alla Fed prima che deliveri tutti i rialzi e il QT, il quadro sui cambi può cambiare (ma al dollaro resterà il bid di safe heaven). Ma anche i risk assets avranno un bel repricing da fare.

Curiosamente, la seduta asiatica ha mostrato un sentiment assai meno costruttivo. Protagoniste, le "A" shares cinesi, con Shanghai e Shenzen ben oltre il punto percentuale di perdita. La causa è un nuovo crash del settore immobiliare, in una tardiva reazione al newsflow di ieri sull'ondata di scadenze in arrivo, e sulla news che le banche stanno ulteriormente inasprendo i lending standards ai veicoli dei governi locali.

Poi c'è il focolaio di Covid nel porto cinese della città di Dalian (7 milioni di abitanti). È ben chiaro il rischio che gli shutdown minino l'attività nel paese e accentuino i problemi delle catene di approvvigionamento. Ad esempio Volkswagen ha chiuso 2 fabbriche a Tienzin a causa di focolai. Quelle surprise!

Anche Tokyo sembra essere stata danneggiata dalla crescita dei casi Covid, che ha indotto le autorità a elevare lo stato d'allerta a un livello sotto quello massimo. Per il resto, male Vietnam e Seul, e marginalmente o moderatamente positive Sydney, Mumbai, Taiwan e Jakarta.

L'apertura europea stamattina ha visto gli indici inserirsi in un consolidamento in attesa di Wall Street nel pomeriggio. D'altronde, gli spunti erano pochi. Nessun dato macro rilevante, se non la produzione industriale italiana di novembre, buona e sopra attese ma chiaramente old news. In assenza di catalyst, i cambi hanno proseguito sulla falsariga di ieri, col Dollaro venduto contro quasi tutto. In calo i rendimenti, e anche lo spread, in seguito ad una buona asta BTP 3 e 7 anni.

Il vicepresidente ECB ha cercato di essere bilanciato nel suo discorso, sostenendo che l'inflazione calerà, e che l'ECB monitorerà la comparsa di effetti secondari ma al momento non se ne vedono (mah).

  • GUINDOS: INFLATION MAY NOT BE AS TRANSITORY AS EARLIER THOUGHT

  • GUINDOS: IMPORTANT TO AVOID SECOND-ROUND EFFECTS

  • GUINDOS: MAIN RISK FOR INFLATION IS SECOND-ROUND EFFECTS

  • GUINDOS: NOT SEEING MUCH AT PRESENT IN TERMS OF WAGE PRESSURES

  • GUINDOS: INFLATION WILL DECLINE `FOR SURE'

  • GUINDOS: FORECASTING INFLATION IS BECOMING MORE DIFFICULT

Nel primo pomeriggio erano previsti un paio di dati macro rilevanti in US, i sussidi alla disoccupazione settimanali e i prezzi alla produzione di dicembre.

Per quel che può valere, vista la reazione al dato di ieri, il PPI è uscito più benigno, con il dato headline sotto attese. La sorpresa è principalmente dovuta all'energy il che lascia intendere che il rallentamento sarà transitorio, visto dov'è andato il petrolio nel frattempo, con un bel +20% in meno di 3 settimane. Piccolo balzo dei claims, chissà perchè non fattorizzato dal consenso, visto il dilagare di Omicron.

Sul fronte FED, è continuato il bombardamento di dichiarazioni dei membri, tutte più o meno dello stesso tono. Nella notte avevamo avuto Bullard (4 rialzi nel 2022) e di nuovo Daly (primo rialzo anche a marzo) e in giornata abbiamo sentito Harker, Barkin e Evans. Il più interessante è stata l'udienza al Senato per la nomina a vicepresidente Fed della Brainard, nella quale la neopromossa ha dichiarato di essere pronta ad alzare i tassi appena finito il tapering (ergo a marzo). la riduzione del bilancio inizierà un po' dopo il primo rialzo. La Fed farà il massimo per riportare l'inflazione al target, senza danneggiare la ripresa. In altre parole andranno alla massima velocità, finché il sistema glielo consente e la crescita non soffre troppo.

  • FED'S BRAINARD: WE ARE IN A POSITION TO RAISE INTEREST RATES AS SOON AS ASSET PURCHASE TAPER IS COMPLETED

  • BRAINARD: WE WILL TRY TO BRING INFLATION DOWN AS QUICKLY AS WE CAN CONSISTENT WITH STRONG RECOVERY

  • BRAINARD: HAVE CONFIDENCE POLICY ACTIONS WILL REDUCE INFLATION

  • BRAINARD: FED TOOLS VERY EFFECTIVE, WILL USE THEM TO SLOW INFL.

  • BRAINARD: BALANCE SHEET SHRINKING SOME TIME 'BEYOND' RATE HIKE

A breve inizia il black out period che precede il FOMC del 26 gennaio e quindi la cacofonia si fermerà. Intanto la probabilità di un primo rialzo a marzo è arrivata al 94%, praticamente certo. E sappiamo che alla Fed non piace sorprendere.

Wall street è partita, una volta di più, in rialzo. Ma il movimento non ha tenuto, complice un nuovo selloff sul tech. A pesare sul sentiment eventualmente, anche notizie su un inasprimento del confronto USA - Russia, col viceministro degli esteri russo che ha definito i colloqui ad un punto morto, anche se in realtà le vendite colpiscono sempre il tech e i titoli ad alti multipli e "growth".

  • SECRETARY OF STATE BLINKEN SPEAKS ON MSNBC

  • BLINKEN: WE WON'T AGREE IF RUSSIA DEMANDS UKRAINE NOT IN NATO

  • BLINKEN: NATO'S DOOR IS OPEN IF COUNTRIES WANT TO JOIN

  • BLINKEN: JURY OUT ON WHICH PATH PUTIN WILL PICK ON UKRAINE

  • RUSSIAN ENVOY TO OSCE SAYS WE ARE AT MOMENT OF TRUTH: WE HAVE TO AGREE OR ELSE SITUATION COULD LEAD TO CATASTROPHIC OUTCOME

  • U.S. AMBASSADOR TO OSCE CARPENTER SAYS THE DRUMBEAT OF WAR IS SOUNDING LOUD AND THE RHETORIC HAS GOTTEN RATHER SHRILL

  • U.S. AMBASSADOR TO OSCE CARPENTER SAYS WE'RE FACING A CRISIS IN EUROPEAN SECURITY AMID TALKS WITH RUSSIA

  • U.S. AMBASSADOR TO OSCE CARPENTER SAYS WE HAVE TO PREPARE FOR THE EVENTUALITY THAT THERE COULD BE AN ESCALATION

Per quanto i canali restino aperti, qui non si capisce bene quale potrebbe essere la quadra. un'invasione dell'Ucraina non è totalmente fuori questione.

La chiusura europea vede comunque i principali indici attorno alla parità, con Parigi in calo e Milano e Madrid a outperformare grazie alla perdurante forza delle banche. La debolezza del Dollaro è marginalmente rientrata, e le commodity si indeboliscono un po'. Dopo la chiusura il calo di Wall Street si è accentuato, con il Nasdaq 100 che cede l'1.5% al momento, a indicare che il motivo è sempre l'inasprimento delle condizioni finanziarie e il suo impatto sulle parti più care dell'azionario USA. Vedremo dove sarà la chiusura, e domani tenterò qualche valutazione tecnica su questa base.

La serie di dati contiene appuntamenti importanti: abbiamo le retail sales di dicembre per valutare la domanda, la produzione industriale di dicembre per l'offerta.

Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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