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Conte: "Pazza Inter? Non mi interessa. Non siamo ancora una grande squadra"

Alessio Eremita
·2 minuto per la lettura

L'allenatore dell'Inter Antonio Conte ha commentato ai microfoni di Sky Sport la prestazione offerta dai nerazzurri contro il Torino, battuto nonostante l'iniziale svantaggio di due reti.

PAZZA INTER - "Pazza o no, non mi interessa. Io devo fare un'analisi molto attenta e il nostro atteggiamento nel primo tempo non mi è piaciuto assolutamente, molto negativo. Avevo chiesto furore agonistico, perché noi qui possiamo parlare di tattica e tecnica, ma alla fine ci devi mettere tutto in campo. Noi abbiamo un bicchiere mezzo vuoto per la prima parte: capisco anche le difficoltà dopo la sosta, ma al tempo stesso non possiamo permetterci questo tipo di situazioni. Dobbiamo migliorare. L'anno scorso avevamo chiuso con ferocia e voglia. Dobbiamo ritrovare questi aspetti, sia i vecchi che i nuovi. A volte uso il bastone e a volte la carota. Poi la seconda parte è un bicchiere mezzo pieno perché 'è la dimostrazione che ci sono cuore, voglie, furore e voglia di vincere".

Soccrates Images/Getty Images
Soccrates Images/Getty Images

AMBIZIONI - "Non siamo ancora una grande squadra, perché una grande squadra non consente sistematicamente queste situazioni in dodici partite. Dobbiamo lavorare sotto questo aspetto per diventarlo. A volte ci sono sirene che ammaliano e si casca nel tranello, invece dobbiamo mettere il campo in salita per gli avversari. Solo lì possiamo parlare di Inter in lizza per vincere, altrimenti sono chiacchiere. E tanti le fanno anche per crearci problemi. Mi aspetto sempre analisi oneste intellettualmente".

FILOSOFIA - "In qualsiasi situazione c'è sempre un filo conduttore e sempre ci deve essere, altrimenti facciamo chiacchiere da bar. Io non sono un allenatore così e quello che ho vinto l'ho vinto non andando solo di fisico e di furore. Non accetto che ci venga detta una cosa del genere".

GIOCO LENTO - "Diciamo che siamo stati molto lenti all'inizio. Poi abbiamo alzato i ritmi e la palla scorreva veloce. Oggi l'allenatore dà un impronta, non è più come prima quando giocavo io e c'era molta improvvisazione. Il mio calcio non è gettare il cappello in aria e andare a fare la guerra".

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