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Un dpcm ombra non esiste. Centrodestra diviso sulle misure anti-Covid

Federica Fantozzi
·Giornalista
·5 minuto per la lettura
(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

L’ultimo Dpcm varato “con sofferenza” dal premier Giuseppe Conte rischia di fare implodere la maggioranza: Italia Viva all’attacco sulle chiusure serali di bar e ristoranti, il ministro Dario Franceschini costretto a un video per sedare la rivolta del mondo della cultura, con in testa il cinema rappresentato dall’ex collega di partito Francesco Rutelli. Confindustria di nuovo sul piede di guerra. Le Regioni in ordine sparso tra didattica a distanza, piazze transennate e proposte choc come i tamponi limitati agli asintomatici. Mentre la rabbia, l’insofferenza di chi in questi mesi si è messo in regola con i protocolli sempre più cangianti, e le tensioni sociali, ormai raggiungono l’orlo del bicchiere.

Un pandemonio servito sul vassoio d’argento per le opposizioni, che si infilano in ogni pertugio: Forza Italia si focalizza sulla rapidità dell’indennizzo promesso dal governo per ristorare le attività danneggiate dal mini-lockdown dopo che Silvio Berlusconi in persona ha ribadito la richiesta a Palazzo Chigi di aprire un tavolo di consultazione con il centrodestra; Giorgia Meloni invoca la messa in sicurezza dei più fragili, prepara un presidio per le ragioni dei ristoratori e offre all’esecutivo collaborazione purché “sia stabilito fin d’ora, con garanzia del capo dello Stato che, appena usciti dall’immediata emergenza, si torna a votare”. Praticamente, chiede le dimissioni in bianco di Conte & C. Ma è Matteo Salvini, tanto per cambiare, il più poliedrico: posta la calca in metro per simboleggiare il fallimento del trasporto pubblico quale vero focolaio del virus; chiede un “Cts alternativo” con scienziati scelti dal Parlamento; fa sapere che con i sindaci del Carroccio sta lavorando a un ricorso contro il nuovo Dpcm e a un “piano cultura e spettacolo” per salvaguardare il settore.

Insomma, in attesa del tavolo istituzionale bipartisan, che gli azzurri considerano una priorità per il Paese mentre il Capitano ha dismesso come prospettiva inesistente - “E’ come il banco a rotelle: non c’è mai stato” – e prima delle elezioni chieste in modo ultimativo dalla Meloni è evidente che anche al centrodestra toccherà trovare la quadra limando le rispettive proposte. Nel metodo e nel metodo. Perché, ad oggi, un “Dpcm” ombra da sottoporre a Conte non esiste. Esistono le proposte più o meno organiche dei tre partiti, sovrapponibili in gran parte, ma con ordini diverso di priorità.

La Lega ha appena rimesso in ordine le ultime esternazioni del leader riassumendole in sei punti: test sierologici e tamponi rapidi più accessibili (in farmacie e ambulatori); coinvolgimento dei medici di base (specializzandi compresi) nel tracciamento della catena dei contagi; aumento delle terapie domiciliari grazie alle Usca per allentare la pressione sugli ospedali; bonus ai medici che rinviano la pensione e salario defiscalizzato come incentivo; apertura dell’Aifa a farmaci come l’idrossiclorochina e il plasma immune. Più un monito al governo, per quanto un po’ fumoso: “Mai più decisioni al buio o estemporanee, il governo divulghi una scaletta di interventi progressiva legata alle diverse fasi del contagio caratterizzata da indicatori e parametri oggettivi e controllabili, e gli eventuali provvedimenti sanitari ed economico-sociali che dovrebbero scattare al raggiungimento di quei valori”. Traduzione: non è che potete proprio fare come vi pare e piace.

Forza Italia, sulla scorta della ventennale esperienza governativa, ha elaborato già da tempo 10 ambiziose proposte. Sul lato sanitario: tamponi rapidi e vaccino anti-influenzale anche nelle farmacie e laboratori privati; ospedale Covid ogni 500mila abitanti; specializzandi in anestesia nelle terapie intensive. Sul lato del trasporto pubblico: rafforzamento grazie a bus e altri mezzi privati; sistemi di rilevazione di ingressi e uscite che segnalano all’autista le presenze effettive; ingresso da una sola porta fornita di contapersone e uscita in porta diversa; termoscanner. Sul lato economico, sempre caro ai loro elettori: contributo a fondo perduto e finanziamenti alle imprese; flat tax; introduzione di “un principio generale per cui per ogni restrizione che colpisca un settore economico deve essere stanziato contestualmente il giusto ristoro economico per la perdita prevista” (naturalmente previa copertura del provvedimento). Sul lato scuole: ingressi scaglionati, presìdi sanitari, tamponi periodici al personale, didattica per piccoli gruppi alle superiori nell’ambito della valorizzazione dell’autonomia degli istituti; investimenti nella formazione degli insegnanti in didattica digitale.

Dagli azzurri doppia raccomandazione per Palazzo Chigi. La prima: “Strategia comunicativa chiara e unica sul virus per evitare il panico e la confusione tra i cittadini al fine di evitare il mancato rispetto delle norme”. La seconda: “Chiarire e razionalizzare i Dpcm accavallati nel tempo, prevedere sempre l’esame preventivo del Parlamento, maggior coordinamento di forze dell’ordine, esercito e Asl per la vigilanza”. Anche qui, una richiesta non da poco per Conte, che al massimo finora si è limitato a una telefonata all’ultimo tuffo. Al momento, comunque, Forza Italia è mobilitata come una falange per fare ottenere risarcimenti concreti ai commercianti costretti a chiudere le attività. “Conte e il ministro Gualtieri hanno garantito l’erogazione entro metà novembre – avvisa Sestino Giacomoni, fedelissimo del Cavaliere – In passato però l’Agenzia delle Entrate non ha ottemperato puntualmente. Il Parlamento attraverso le commissioni Finanze vigili sulla pubblica amministrazione”.

Fratelli d’Italia, per bocca della leader, continua a martellare sul governo che “scarica le responsabilità” e “non ha idea delle priorità”. Rilancia le sue proposte: test rapidi a tappeto anche nelle farmacie; trasporti pubblici potenziati con pullman, taxi collettivi e Ncc; termoscanner e tensostrutture nelle scuole; sanificazione a spese dello Stato. Quanto alle priorità, si tratta di mettere in sicurezza le categorie “fragili” - anziani e chi ha malattie pregresse – anche in isolamento (volontario) negli hotel.

Insomma, ammesso e non concesso che il premier abbandoni la controversa modalità della telefonata all’ultimo tuffo (la più recente ha raggiunto la Meloni mentre faceva la spesa con la bambina e non ha potuto rispondere, ha raccontato la diretta interessata), la carne al fuoco è abbondante. Sit in con sciopero della fame o dialogo istituzionale? Tavolo di consultazione in stile british o urne anticipate con timbro di fallimento? E, se la coperta è corta, chi andrà “ristorato” più e prima degli altri? “Ma quale collaborazione istituzionale e politica, dall’opposizione arrivano solo polemiche strumentali e propaganda” ritorce il capogruppo di Leu a Montecitorio, Federico Fornaro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.