Conti deposito, dal 2013 stangata sull'imposta di bollo

Un'ulteriore stangata per i risparmiatori. E' previsto, a partire dal 1° gennaio 2013, un aumento del 50% dell'imposta di bollo sui conti deposito.
Dallo 0,10% attuale, l'imposta passerà allo 0,15% annuo sulle somme depositate, con un minimo di 34,2 euro e senza prevedere alcun tetto massimo, come invece c'era nel 2012 di 1.200 euro.

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La notizia non è recente: la normativa rientra nel decreto fiscale approvato dal Governo lo scorso 24 febbraio, ma è bene ricordarlo al crescente numero di risparmiatori invogliati dalle super offerte lanciate dagli istituti bancari per attirare a sè nuovi clienti e per sanare la crisi di liquidità che li attanglia.
I conti deposito sono infatti una delle forme di risparmio e di investimento maggiormente scelta dagli italiani. A garantire il loro successo, la semplicità di apertura e di utilizzo, la convenienza  - costi molto ridotti a fronte di rendimenti superiori a quelli di un normale conto corrente  - e la sicurezza (tutti gli istituti italiani ed extracomunitari operanti nel nostro Paese sono costretti per legge ad aderire ad un Fondo di Garanzia).

Nel 2012, l'imposta di bollo per ogni comunicazione alla clientela era di 1,81 euro, il più delle volte interamente a carico della banca che cercava in questo modo di ingraziarsi i clienti. Altre banche l' avevano addirittura esclusa, soprattutto quando la movimentazione del conto deposito era effettuata solamente in contropartita, con un conto di appoggio della stessa banca con la medesima intestazione. Soluzioni ottimali per i risparmiatori che dall'anno prossimo verranno meno e ritorneranno a pesare sulle loro tasche.

Da mesi le banche stanno procedendo ad un'operazione di informazione e sensibilizzazione dei propri clienti; alcune - come Mediolanum o CheBanca! - hanno già apportato modifiche al contratto che prevedono il pagamento dell'intera imposta di bollo direttamente al cliente, anche sui rapporti vincolati, diversamente da quanto pattuito al momento della stipula del contratto. Al cliente viene però lasciata la possibilità di annullare il contratto entro e non oltre 60 giorni. Nel Testo Unico Bancario viene inoltre specificato che le modifiche sono approvate solo "ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all'applicazione delle condizioni precedentemente praticate".
Per il risparmiatore, quindi, non c'è via di scampo. Anche perchè attualmente gli istituti che garantiscono l'esenzione dall'imposta di bollo sono veramente pochi: tra questi, Banca Ifis, Banca Sistema, Bcc For Web, Privat Bank. il Banco Popolare, Iw Bank, Carige.