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Conti pubblici, Upb: spesa consumi intermedi Pa in 10 anni +16,5% -2-

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Roma, 17 dic. (askanews) - Nei Comuni i consumi intermedi sono cresciuti del 26,8 per cento in termini nominali (13,7 in termini reali) e ciò è imputabile principalmente all'evoluzione della spesa legata alla gestione dei rifiuti. In base agli ultimi dati relativi alla classificazione Istat della spesa per funzione, quella per la gestione dei rifiuti rappresenta circa un terzo della spesa complessiva per consumi intermedi del comparto e, rispetto al 2008, essa risulta in crescita sino al 2017 di circa il 98 per cento. Una crescita così rapida è in parte spiegata da carenze e inefficienze proprie del settore dei rifiuti, che risulta particolarmente frammentato - in quanto contraddistinto dalla presenza di operatori di piccole dimensioni e da ambiti territoriali minimi che non sempre consentono di raggiungere economie di scala - e caratterizzato dal frequente ricorso all'affidamento diretto e dalla lunga durata dei contratti.

Negli Enti sanitari locali, i consumi intermedi sono cresciuti del 31,9 per cento in termini nominali (18,2 per cento in termini reali), una dinamica riconducibile soprattutto alla crescita della componente relativa ai prodotti farmaceutici: in base ai dati di conto economico di tali Enti, nel 2018 essa rappresentava oltre il 33 per cento della spesa complessiva (per consumi intermedi, nel comparto) e nel decennio è cresciuta più rapidamente (89,4 per cento). Un andamento sul quale ha inciso l'acquisto diretto dei prodotti attraverso le strutture sanitarie che ha in parte e progressivamente sostituito l'acquisizione di farmaci attraverso le farmacie convenzionate (quest'ultima, contabilizzata in un'altra voce del conto della PA, si è ridotta del 32,9 per cento nel periodo).

Altri fattori alla base di questo andamento sono attribuibili da un lato ai programmi specifici di acquisto di farmaci innovativi destinati alla cura dell'epatite C e delle patologie oncologiche, dall'altro all'incremento della quota di ultrasessantenni nella popolazione (nel decennio è passata dal 26 al 28,8 per cento) che in generale ha riflessi significativi sulla dinamica della spesa sanitaria.