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Cop25 fa flop, niente accordo

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Niente intesa sull'articolo 6 dell'Accordo di Parigi, per la regolazione globale del mercato di Co2, e la Cop25 si chiude senza fumata bianca. I delegati dei paesi che hanno preso parte alla Conferenza hanno rinviato il tema al giugno 2020.  

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Durante il dibattito nella plenaria della Conferenza, l'Unione Europea ha aperto ad allungare il periodo di transizione previsto per riconoscere i vecchi buoni di Co2 fino al 2023, mentre il Brasile ha preteso di estendere questo periodo fino al 2025. Proprio questo è stato uno dei punti più importanti e fin dall'inizio è stato uno scoglio nelle due settimane di negoziato.  

Alla fine, i Paesi si impegnano a continuare a lavorare nella strutturazione dei meccanismi di mercato e per arrivare ad un sistema che eviti i doppi conteggi e che garantisca, nello stesso tempo, l'integrità ambientale. L'articolo 6 è stato uno dei punti più controversi nel corso della Cop più lunga della storia, a causa delle posizioni contrapposte che alla fine hanno portato la presidenza cilena a separare i negoziati sull'articolo dalle altre questioni.  

La presidente della Cop Carolina Schmidt ha chiesto l'aiuto della ministra spagnola della Transizione ecologica, Teresa Ribera, affinché in prima persona si assuma la responsabilità dei negoziati sull'articolo 6, nei quali non si è riusciti ad arrivare ad un consenso. Durante il negoziato, in diverse occasioni si è arrivati ad un passo dal fallimento della Cop25, finché non si è deciso di trattare su questo articolo separatamente dalle altre questioni. 

"L'esito della Cop25 è completamente inaccettabile", afferma Greenpeace, evidenziando che "i progressi che ci si auspicava emergessero dalla Cop25 siano stati ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto". 

"Durante questo meeting -sottolinea l'associazione ecologista- la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all'emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi dalla Cop25".  

"Invece, i politici -rileva Greenpeace- si sono scontrati sull’"Articolo 6" relativo allo schema del commercio delle quote di carbonio, una minaccia per i diritti dei popoli indigeni nonché un'etichetta di prezzo sulla natura. Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica".