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Copagri: crisi latte, accordo a 0,50 cent/litro o default

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Image from askanews web site
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Roma, 24 mar. (askanews) - "Non vediamo alternative alla riconvocazione a strettissimo giro del Tavolo di filiera del settore lattiero-caseario, nell'ambito del quale ci aspettiamo una forte presa di posizione del governo; la nostra richiesta non può prescindere dal mettere nero su bianco un accordo che preveda un riconoscimento di almeno 50 centesimi a litro per il prezzo del latte alla stalla, prendendo a riferimento il mercato della regione Lombardia". Anche perchè ormai "non si può più parlare di crisi, in quanto c'è il serio rischio di vedere il settore zootecnico andare in default entro pochi mesi". E' la presa di posizione del presidente della Copagri Franco Verrascina e del responsabile nazionale del comparto lattiero-caseario della Copagri Roberto Cavaliere.

"Negli ultimi trent'anni gli allevatori dell'UE hanno vissuto sulla propria pelle gli effetti di un drammatico crollo della redditività, in base al quale il margine netto di profitto per 1 kg di latte, corrispondente a poco meno di 1 litro, è passato dai 12,36 centesimo di fine anni '90 agli attuali 4,17 centesimi; va precisato che tale margine, in cui sono inclusi ammortamenti, salari, affitto, interessi e tasse, non tiene conto dei rincari senza precedenti dei costi di produzione e delle tariffe energetiche, sommando i quali si arriva a cifre negative", spiega Verrascina rilanciando i risultati di uno studio dell'Ufficio di sociologia rurale e agricoltura della rete di ricercatori "Die Landforscher".

"Si è verificato un vero e proprio tracollo degli utili dei produttori di latte UE, che si ripercuote nella complessa situazione che vivono le aziende agricole, dovuta in gran parte a politiche poco lungimiranti e ancorate a meri sussidi, in luogo di sistemi che leghino il prezzo ai costi di produzione; tali scelte miopi non hanno fatto altro che aggravare gli effetti di problematiche che si trascinano da anni", prosegue Verrascina.

"Il risultato - osserva Cavaliere - è che molte aziende sono state costrette a chiudere definitivamente i battenti, con gravi ripercussioni sull'indotto e su tutto l'agroalimentare nazionale; oggi ci troviamo in una condizione nella quale moltissimi altri allevamenti rischiano di sparire o di dover abbattere i propri animali, in ragione degli insostenibili costi necessari al loro mantenimento".

"Basti pensare che entro giugno si rischiano di avere il 30% di vacche in meno in Lombardia, regione da cui dipende circa la metà della produzione lattiero-casearia nazionale, con la concreta eventualità di perdere 12/15 milioni di quintali di latte, pari al 10% circa della produzione nazionale, con danni irreparabili al tessuto produttivo del Paese", conclude Copagri.

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