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Copia privata, Confindustria: Franceschini aumenta ancora tasse

Sen

Roma, 30 giu. (askanews) - "Alla fine il Ministro Franceschini, contraddicendo l'impegno da lui stesso assunto lo scorso 22 aprile in audizione alla Camera dei Deputati, ha firmato l'allegato tecnico con cui aumenta il prelievo sulle tecnologie digitali pi utilizzate dalle persone, e che negli scorsi mesi di lock-down hanno consentito il lavoro a distanza, la prosecuzione delle attivit didattiche e il mantenimento di relazioni sociali a milioni di cittadini. E' questa una visione miope, in netto contrasto con le esigenze di trasformazione digitale, oggi al centro delle strategie di rilancio del Paese". Lo afferma Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, commentando il nuovo decreto del Mibact per la determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi previsto dalla legge sul diritto d'autore.

"La promessa non stata mantenuta e le rassicurazioni sono state disattese - aggiunge Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform -. L'incremento del compenso per copia privata in evidente controtendenza rispetto alle abitudini dei consumatori dimostrato anche dal nostro studio pubblicato lo scorso febbraio e inviato al Comitato consultivo permanente".

"Risulta chiaro - prosegue Avenia - che la visione ministeriale che ha guidato in questi anni il compenso per copia privata stata quella di considerare i prodotti dell'innovazione tecnologica come mucche da mungere con balzelli sempre pi ingiustificabili, invece che come opportunit per sviluppare in maniera innovativa le potenzialit di allargamento del mercato dell'industria della cultura, costruire nuovi modelli di business e di remunerazione. E' questa una logica estremamente miope e penalizzante che non solo non favorisce l'evoluzione del settore, ma va in controtendenza con le esigenze generali di trasformazione digitale, chiaramente emerse durante l'emergenza sanitaria e oggi al primo posto nell'agenda per il rilancio del Paese".

"Mantenere l'impianto della proposta di decreto di febbraio - conclude Gay - vuol dire applicare un'imposizione aggiuntiva che non risponde pi al suo scopo originario; quindi, di fatto, mantenere e rafforzare un'accisa sui prodotti digitali in tempi in cui invece vitale spingere sulla digitalizzazione del Paese, a partire dalle famiglie".