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Coronavirus, allarme Ordine Malta per epidemia in zone di guerra -2-

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Roma, 30 mar. (askanews) - Con le sue organizzazioni partner in Siria, l'agenzia di soccorso internazionale dell'Ordine continua a gestire e rafforzare le capacità sanitarie - ospedali e centri di assistenza sanitaria di base - e sta intensificando le attività nel settore idrico, igienico e sanitario (WASH) distribuendo più acqua, articoli per l'igiene e contribuendo a risanare le pessime strutture sanitarie nei campi e negli insediamenti nati spontaneamente. "Purtroppo non siamo in grado di servire le strutture con le necessarie attrezzature di protezione, poiché nulla è disponibile sul mercato locale" spiega Janine Lietmeyer. In Palestina, in Cisgiordania, l'Ospedale della Sacra Famiglia dell'Ordine di Malta a Betlemme, che è dotato dell'unica e sola unità di terapia intensiva neonatale in tutta la regione, continua il suo prezioso lavoro. Dalla chiusura a zona rossa del 6 marzo, a Betlemme sono nati circa 150 bambini. "Le restrizioni di movimento hanno aumentato le difficoltà per trasportare i neonati prematuri nel nostro ospedale, dove il personale può occuparsi dei neonati nati prima delle 32 settimane e del peso di circa 500 grammi, e per i neonati che hanno urgente bisogno di un intervento chirurgico e devono essere trasferiti in un altro ospedale", dice l'Ambasciatore dell'Ordine di Malta in Palestina, Michele Bowe. La situazione nella regione è particolarmente preoccupante a causa della mancanza di attrezzature mediche come ventilatori e ossigeno e per la carenza di maschere, alcool e disinfettanti. Le stesse preoccupazioni valgono anche per altri Paesi che stanno attraversando crisi umanitarie dovute a guerre civili, povertà e disordini politici. Jelena Kaifenheim, responsabile regionale del Malteser International per le Americhe, afferma: "In Colombia, abbiamo un medico distaccato presso la segreteria sanitaria di La Guajira per sostenere la gestione delle crisi. Le severe misure di quarantena in Colombia hanno creato ulteriori esigenze. La situazione è ora drammatica, soprattutto per i rifugiati venezuelani e le popolazioni locali, che sopravvivono con lavori umili e che ora faticano a sfamarsi". La maggior parte di loro non ha accesso all'acqua, al sapone, ai servizi sanitari e non ha le condizioni di base per rispettare le norme di quarantena in materia di igiene". Il Malteser International fa anche parte di un gruppo di crisi che comprende l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO) e il ministero della sanità colombiano.

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