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Coronavirus, Avigan il farmaco giapponese che fa sperare e il Veneto lo vuole sperimentare

Giancarlo Salemi
Coronavirus, Avigan il farmaco giapponese che fa sperare e il Veneto lo vuole sperimentare

In Giappone sembra funzionare e adesso viene richiesto dalla Cina all’Iran all’Indonesia. Luca Zaia vuole che si provi anche nella sua regione ma l’Aifa temporeggia: non ci sono evidenze scientifiche sulla sua efficacia. E annuncia una riunione sul caso per domani

Il tam tam nella rete è stato inarrestabile, al punto che dai social la questione è diventata politica con l’annuncio del governatore del Veneto, Luca Zaia: “Se in Giappone ha funzionato, siamo pronti alla sua sperimentazione nella nostra regione”. Il farmaco miracoloso si chiama Avigan, ma è anche conosciuto come Favipiravir, ed è un anti-influenzale che Cina e Giappone hanno sperimentato, pare con successo, per la lotta al coronavirus. Secondo quanto dichiarato da Zhang Xinmin, direttore del Centro nazionale cinese per lo sviluppo della biotecnologia, un ramo del Ministero della Tecnologia cinese, il farmaco sembra avere “un livello elevato di sicurezza ed è chiaramente efficace nel trattamento”. Queste le sue parole pronunciate il 17 marzo.

IL VIDEO DEL FARMACISTA IN RETE, LA RICHIESTA DEI SOCIAL

Subito dopo nella rete è diventato virale un video di un farmacista italiano, Cristiano Aresu che parlando da Tokyo ha caldeggiato l’utilizzo dell’Avigan come del farmaco che ha permesso al Giappone non solo di evitare il lockdown ma di ricominciare a vivere ed uscire per le strade con le morti che nel paese nipponico sono state dall’inizio del contagio poco più di un centinaio. Un video condiviso sui principali social network che ha portato miglia di internauti a chiedere lumi ai virologi e al ministro della Salute, Roberto Speranza.

AVIGAN, DAL GIAPPONE ALLA CINA, INDONESIA E IRAN

Avigan non è un farmaco “nuovo”, è stato sviluppato nel 2014 dal gruppo giapponese Fujifilm le cui azioni sono salite del 14,7% sul Nikkey scambiando a 4,8 yen. Secondo molti studi che circolano in rete il farmaco riuscirebbe a “negativizzare il virus in quattro giorni” e le condizioni polmonari dei pazienti affetti da coronavirus sarebbero migliorate nel 90% dei casi dopo averlo assunto rispetto al 62% di quelli trattati senza farmaco. Anche il britannico Guardian si è occupato della vicenda. In un articolo del 18 marzo ha citato media giapponesi che sostengono l’efficacia del farmaco nei pazienti affetti da coronavirus. L’Avigan avrebbe prodotto risultati positivi negli studi clinici effettuati nei laboratori di Wuhan e Shenzhen. Test che hanno coinvolto però appena 340 pazienti. La sperimentazione del farmaco in Giappone sta avvenendo su pazienti positivi al coronavirus ma con sintomi “lievi o moderati”. E oltre Giappone e Cina il farmaco è stato richiesto con 2 milioni di dosi dall’Indonesia e anche dall’Iran. 

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COSA HA DETTO ZAIA, COSA HA RISPOSTO L'AIFA

“Sta girando un video di un farmaco giapponese, l'Avigan. L'Aifa ha dato l'ok alla sperimentazione, e verrà sperimentato anche in Veneto, spero che da domani si possa partire”. Sono state queste le parole con cui il presidente del Veneto, Luca Zaia parlando dalla sede della Protezione civile di Venezia, si è detto disponibile alla sperimentazione anche nella sua regione del farmaco giapponese. La risposta dell’Agenzia italiana del farmaco non si è fatta attendere: “Ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all'efficacia e alla sicurezza del farmaco nel trattamento della malattia da Covid-19, ci sono sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale è stato confrontato all’antivirale lopinavir/ritonavir (anch'esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol”. Tuttavia la stessa agenzia ha annunciato che nella seduta di domani, lunedì 23 marzo, si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale Avigan-favipiravir.