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Coronavirus, Bilucaglia: "Bollette sospese? basta con fake news"

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“Cateno De Luca chiede su Facebook bollette sospese per tutti? Si rischia paralisi del settore”. Lo afferma Cristiano Bilucaglia, imprenditore piemontese membro di A.R.T.E. (Associazione Reseller e Trader dell’Energia) con 92 iscritti per oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato aggregato, 3000 posti di lavoro in Italia e più di un milione di clienti nel mercato libero dell’energia. L’ente ha inviato a Mef, Mise e Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) due documenti, poiché “la nostra categoria non è contemplata nel decreto Cura-Italia”.  

Complice anche “la distorsione mediatica di politica e stampa, priva di fondamento giuridico, sul possibile stop al pagamento delle utenze per tutto il Paese, per cui moltissimi italiani hanno accantonato le fatture”, prosegue l’esperto, “complici anche gli avvisi fuorvianti affissi un po’ a macchia d’olio in tutta Italia all’esterno degli Uffici Postali in cui si invitano le cittadinanze a restare a casa, convinti che le bollette non si paghino. E’ ora di dire basta alle fake news”.  

Ma c’è di più: “Sospendere Iva e accise solo per aziende con fatturati sino a 2 milioni di euro penalizza le nostre attività: che, incassando per conto di terzi, superano di molto tale soglia”, spiega il presidente di ‘uBroker SRL’, storicamente prima start-up italiana ad aver azzerato oltre 10mila bollette di luce e gas. 

“Stupisce altresì oltremodo il video con cui Cateno De Luca, Sindaco di Messina, voglia chiedere anche per iscritto e ufficialmente al Governo di imporre ai gestori di utilities lo stop ai pagamenti delle bollette. Sarà forse ancora mica rimasto fermo all’epoca del monopolio? Se ciò accadesse, si tratterebbe del più illiberale dei provvedimenti in uno Stato democratico”, aggiunge l’imprenditore.  

“Chiediamo – conclude Bilucaglia – un intervento dell’Autorità per estendere la sospensione dei tributi agli operatori del mondo dell’energia senza distinzioni, evitando maggiori ricadute economiche: e, soprattutto, occupazionali”.