Italia markets close in 6 hours 11 minutes

Coronavirus,Bonomi: Italia va verso economia guerra ma evitare nuova Iri

Vep

Roma, 22 mar. (askanews) - "La vita viene prima di tutto, possiamo decidere di chiudere tutte le imprese in Lombardia, e anche nel resto d'Italia, con la consapevolezza che molte di queste aziende non riapriranno più. E quando usciremo da questo incubo ci troveremo in una situazione da economia di guerra". Lo afferma in una intervista a Repubblica Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda. Una nuova Iri? "No, non è quella la strada - risponde -. Non mi convince affatto l'idea che da questa crisi si uscirà con lo Stato protagonista dell'economia. Lo stato deve restare regolatore, non gestore"

Bonomi è convinto che "si lavora e si deve lavorare solo dove si possono garantire condizioni di sicurezza e le imprese lo stanno già facendo responsabilmente. Siamo in costante e costruttivo contatto con il premier Giuseppe Conte. Le imprese sono a disposizione con la loro tecnologia e capacità organizzativa per predisporre un sistema di tracciamento del contagio, per tutelare i più esposti". "Se si interrompe la catena il prodotto finale non c'è. E' troppo semplice pretendere la chiusura delle imprese senza assumersi la responsabilità delle conseguenze". Poi ribadisce: "Si sta cercando di far passare l'idea che la colpa del contagio siano le imprese", invece "se si stanno realizzando nuovi reparti di terapia intensiva in pochi giorni, è grazie alle imprese. E grazie a singoli imprenditori privati che stanno donando per sostenere la nostra sanità. Vorrei aggiungere che molte aziende stanno riconvertendo le proprie produzioni per sostenere lo sforzo sanitario".

Quanto al decreto Cura Italia il giudizio di Bonomi è che sia "inadeguato" perchè "riguarda solo il lavoro dipendente, e i lavoratori autonomi? Si può pensare che possano tutti fronteggiare questa situazione di emergenza con i propri risparmi? E' una visione distonica del mercato del lavoro". "Noi abbiamo bisogno di misure immediatamente applicabili, non possiamo aspettare i tempi della pubblica amministrazione italiana", conclude.