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Coronavirus, Burioni e il 'mea culpa' sulla collega

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"Sono io che ho sbagliato. Ho visto un post della dottoressa Gismondo che citava un numero palesemente erroneo. Non avrei dovuto reagire chiamandola in quel modo. Non avrei proprio dovuto risponderle in pubblico". Così il virologo Roberto Burioni nella rubrica 'Il Caffé' sul 'Corriere della Sera' fa un mea culpa sulle battute - in piena emergenza coronavirus - sulla Roma e sulla scienziata Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio Diagnostica Bioemergenze dell'ospedale milanese, chiamata con l'appellativo la 'Signora del Sacco'. 

"Avrei dovuto scriverle in privato e non l’ho fatto. O meglio, l’ho fatto poco fa. Le ho appena mandato una mail di scuse. Lei ha sbagliato un numero e io una parola. Ma sono giorni così, siamo tutti sotto pressione. Pensi che domenica non sono neanche riuscito a vedere la Lazio". E su una delle frasi al centro delle polemiche 'se avessi pieni poteri per prima cosa scioglierei la Roma', dice: "Era solo una battuta per ribadire che non aspiro a incarichi pubblici. Sono laziale dai tempi di Chinaglia. Mi piace la rivalità calcistica, lo sfottò simpatico, la goliardia. Vede, fino a 52 anni ero un ricercatore e basta. Poi la polemica con i No Vax mi ha proiettato in un mondo per il quale non avevo ancora preso il vaccino. Ci sono cose che non posso più permettermi". Per esempio? "L'Ironia", conclude il virologo.