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Coronavirus, Cina in quarantena. Miliardario cinese esule: cremazioni sospette, la verità? 50.000 morti solo a Wuhan

Laura Naka Antonelli

Il governo di Pechino, tramite la Commissione sanitaria nazionale, ha reso noto che i casi accertati di persone infettate dal coronavirus sono saliti a 40.171 unità e che il bilancio delle vittime, in Cina, è salito a 908 decessi. Aumenta, di pari passo con la psicosi, anche la preoccupazione sulle ripercussioni che il diffondersi del coronavirus avrà sull'economia cinese e mondiale. Le autorità cinesi avevano inizialmente riferito che diverse fabbriche avrebbero riaperto i battenti nella giornata di oggi, lunedì 10 febbraio, dopo essere rimaste chiuse per evitare ulteriori contagi. Ma nella provincia di Guangdong, centro manifatturiero cinese più importante, non c'è notizia della riapertura degli impianti.

In diverse località, le autorità stanno invitando le aziende a rimanere chiuse fino al prossimo 1° marzo. In una nota, gli analisti di Morgan Stanley hanno scritto che l'interruzione della produzione e di conseguenza della catena dell'offerta rappresenta "la principale preoccupazione per l'economia globale, visto che le catene dell'offerta sono ormai integrate, soprattutto in Asia".

Morgan Stanley ritiene che ci saranno conseguenze negative sull'economia mondiale e della Cina nei mesi di febbraio e marzo. Lo stop prolungato alla riapertura delle fabbriche manderà all'aria i piani di produzione di diverse multinazionali?

Foxconn, rifornitore di Apple, è tra le aziende che continuano a rimanere chiuse, e diversi analisti stanno già rivedendo al ribasso le stime di produzione degli iPhone di Apple.

Sul bilancio delle vittime, il sito Forexlive.com riporta l'articolo pubblicato sul sito Mish Talk, che cita a sua volta le indiscrezioni del miliardario cinese Guo Wengui, esiliato in Usa.

Wengui smentisce i dati ufficiali delle vittime snocciolati dal governo di Pechino, affermando che i forni crematori stanno lavorando a ritmi 4-5 volte superiori alla norma. I media stranieri segnalano il caso della società funeraria attiva a Hubei, provincia che include la città di Wuhan, focolaio del coronavirus.

La società, You Hu, ha riportato di essere sul punto di collassare, tanto il lavoro è insostenibile, a causa delle cremazioni continue, e che ormai i dipendenti dormono al massimo due-tre ore a notte. "Abbiamo ricevuto 127 cadaveri ieri, e ne abbiamo cremati 116. Di questi, per otto di loro il certificato di morte parla di vittime del coronavirus, o anche della polmonite di Wuhan, 48 risultano solo casi sospetti. Insomma, la documentazione ufficiale non rivelerebbe in molti casi - le conferme sarebbero solo 8 su 116 - il motivo del decesso (che sarebbe il coronavirus). Tanto che il miliardario Guo Wengui ritiene che i veri numeri siano i seguenti: 1,5 milioni di casi di persone infettate (contro 40.000 circa resi noti), e 50.000 morti soltanto nella città di Wuhan (rispetto agli oltre 900 decessi ufficiali nell'intera Cina).