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Coronavirus, D'Amato: "Roma entro aprile a contagio zero"

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"Il rallentamento è collegato alle misure di contenimento. I positivi che troviamo oggi in media sono stati contagiati 14 giorni fa. Nel Lazio, secondo i nostri esperti, l'R, vale a dire l'indicatore della velocità del contagio, è già sotto l'1%. Siamo convinti che a Roma, in particolare, arriverà vicino allo zero a fine mese". Lo afferma, in un'intervista a 'il Messaggero', l'assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D'Amato. 

Ciò, continua l'assessore, "a una condizione". "Non devono esserci comportamenti irresponsabili nei prossimi giorni. Sono molto preoccupato per Pasqua e Pasquetta, ci sarà chi avrà la tentazione di uscire. Sarebbe deleterio, sarebbe come tornare alla casella del via, può disperdere i risultati ottenuti. Fino a quando non ci sarà un vaccino per il coronavirus dovremo mantenere forme di prevenzione dell'epidemia". 

D'Amato spiega poi che "il vaccino anti influenzale sarà obbligatorio per tutti gli ultra 65enni di Roma e del Lazio. Ma anche per gli operatori sanitari, per le forze di polizia, per chi lavora nel trasporto pubblico. Vogliamo raggiungere almeno 2,5 milioni di persone, il doppio di quanto avvenuto l'anno scorso".  

"Provate a immaginare cosa succederà in autunno, con la seconda ondata di epidemia da coronavirus e in parallelo la diffusione, come ogni anno, dell'influenza - osserva - Non ce lo possiamo permettere: dovremo essere certi che una fetta di popolazione importante sarà stata vaccinata per l'influenza così quando sorgeranno determinati sintomi i medici sapranno che sono legati al Covid19". 

"Non ci potremo permettere sovrapposizioni - continua l'assessore - Se nello stesso periodo dovessimo avere nei pronto soccorso pazienti con sintomi da Covid19 e altri con sintomi da influenza stagionale, il sistema non reggerebbe. Per questo dobbiamo partire ora con l'acquisto dei vaccini anti-influenzali: l'anno scorso ne abbiamo fatti 1,2 milioni, in autunno ne servono almeno 2,5 milioni. E penso che la linea del Lazio sarà seguita anche dall'Italia". 

Quanto ai Covid hospital, non saranno riconvertiti: "Decisamente no. Devono restare, perché sarà una battaglia ancora lunga. Prima di questa emergenza avevamo 569 posti di terapia intensiva, ne abbiamo attivati altri 400. Oggi quelli di terapia intensiva riservati esclusivamente al Covid 19 sono circa 500, il tasso di occupazione è attorno al 50 per cento. Per questo abbiamo accettato di ospitare, ogni giorno, un paziente di altre Regioni che necessita di ricovero in terapia intensiva".  

"Ma il futuro, fino a quando non ci sarà un vaccino - sottolinea D'Amato - ci chiederà di avere sempre pronta una risposta in termini di strutture sanitarie. Dovremo potenziare le indagini epidemiologiche che nel Lazio hanno funzionato bene ogni qual volta emergeranno casi positivi, isolando i contatti e creando zone rosse quando servirà come abbiamo fatto a Fondi, Nerola e Contigliano".