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Coronavirus, dimezzate le fiale da AstraZeneca

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vaccino covid taglio AstraZeneca
vaccino covid taglio AstraZeneca

A campagna vaccinale avviata ormai da quasi tre mesi continuano a presentarsi criticità circa la distribuzione e la consegna dei vaccini sul suolo nazionale. Dopo il taglio delle dosi da parte di Pfizer nei primi giorni di gennaio, anche AstraZeneca frena sulla consegna delle dosi nel nostro Paese.

Stando a quanto riportat il Corriere della Sera, nel secondo trimestre del 2021 le dosi in consegna potrebbero essere 12 milioni, una somma residua se si pensa che le fiale attese sarebbero state il 50% in più, vale a dire 24 milioni. Un problema non da poco che si sommerebbe ad un altro dato importante ovvero le dosi totali consegnate sul suolo italiano ovvero oltre 5 milioni su circa di 3,5 milioni di dosi utilizzate fino a martedì 23 febbraio. Un dato che racconterebbe molto sull’attuale situazione vaccinale in Italia.

Vaccino Covid, taglio dosi AstraZeneca

Altro taglio delle dosi dei vaccini, questa volta da AstraZeneca che dimezzerà le dosi. La fiale in consegna inizialmente annunciate passerebbero da 24 milioni a 12 milioni di dosi che dovrebbero essere consegnate nel secondo trimestre. Eppure come ha osservato il Corriere della Sera, bisognerebbe partire da un altro dato importante vale a dire le 3,5 milioni di dosi usate fino al 23 febbraio su 5 milioni di dosi che sarebbero state consegnate. Un dato quindi che ci direbbe come non siano state utilizzate tutte le fiale a disposizione.

Se guardiamo su base regionale, la regione che ha usato il maggior numero di fiale a disposizione è la Valle d’Aosta con il 92,6% delle dosi seguita dalla provincia autonoma di Bolzano con l’87,3%. Diverse regioni che si aggirano intorno al 70% come la Campania (76,5%) o ancora il Lazio (73,1%). Poco sotto il 70% troviamo il Veneto al 68,3%.

Infine andrebbe aggiunto un ulteriore tassello ovvero l’implementazione della produzione dei vaccini che riguarda la distribuzione delle fiale su base europea. Anche in questo caso potrebbero essere integrati altri sedici stabilimenti di cui due in Italia. Tuttavia i tempi apparirebbero tutt’altro che brevi.