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Coronavirus, il governo studia misure per far uscire di casa i bambini

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Tra le fasce di popolazione che più stanno subendo le conseguenza delle misure di quarantena anti coronavirus imposte dal governo ci sono senza dubbio bambini e ragazzi. Senza la possibilità di uscire di casa né tanto meno di andare a scuola, i più piccoli sono infatti attualmente sottoposti a uno stress psicologico senza precedenti, al quale alcuni membri dell’esecutivo stanno però cercando di trovare soluzione. Tra questi la ministra per le Pari opportunità e per la Famiglia Elena Bonetti.

Coronavirus, misure per far uscire i bambini


Sul proprio profilo social, la ministra Bonetti ha infatti affermato che il governo dovrà organizzarsi nelle prossime settimane per stabilire provvedimenti che permettano ai bambini di trascorrere qualche ora fuori dalle mura di casa: “La salute è il bene primario che dobbiamo tutelare, per tutti. Anche i bambini e i ragazzi lo stanno imparando nel rispetto delle regole. Con il prolungarsi dell’emergenza dobbiamo però organizzare modi e tempi, limitati, in cui anche a loro sia consentito uscire di casa in piena sicurezza sanitaria. Non sarà facile, chiederà ancora più responsabilità, ma siamo chiamati a prenderci cura dei nostri figli e del loro futuro sotto ogni aspetto”.

Stando ad alcune indiscrezioni infatti, c’è la forte possibilità che le restrizioni disposte dal governo durino ancora per un altro mese. Tutto questo a meno che la ministra Bonetti non riesca a far inserire un apposito comma ad hoc per i più piccoli all’interno del decreto che dovrebbe essere varato nella giornata di mercoledì primo aprile. Per ogni bambino che esce di casa c’è inoltre un genitore che lo accompagna, ma se tutti i parchi giochi e i giardini pubblici sono attualmente chiusi la possibilità di svagarsi all’aria aperta per i più piccoli finisce per ridursi a una breve passeggiata sotto casa.

La stessa ministra ha in seguito voluto inoltre sottolineare: “Stiamo chiedendo ai bambini e ai giovani un sacrificio enorme: non possono giocare con i loro coetanei, non possono fare attività sportiva, non possono andare a scuola. Dobbiamo permettere loro , in modo graduale, sicuro e tutelato, per la loro salute e la salute della collettività, di uscire”.

A fare il tifo per misure ad hoc sono proprio i più piccoli, come dimostra la richiesta di “un’ora d’aria” avanzata da una bambina genovese di 8 anni in una lettera indirizzata al premier Conte.