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Coronavirus, l’immunologa Viola commenta le decisioni del Ministero della Salute

·2 minuto per la lettura
Covid
Covid

L’immunologa Antonella Viola ha espresso la propria opinione in merito alla decisione del Ministero della Salute di estendere a 42 giorni l’intervallo tra la somministrazione della prima e della seconda dose dei vaccini mRna sintetizzati contro il coronavirus.

Covid, Viola: “Azzardato estendere tempi tra prime dosi e richiami di vaccino mRna”

Nel corso di un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, l’immunologa Antonella Viola ha commentato la decisione del Ministero della Salute di ampliare il tempo che intercorre tra la prima e la seconda inoculazione dei vaccini anti-Covid mRna come Pfizer e Moderna.

A questo proposito, l’esperta ha mostrato un parere contrario rispetto alle nuove indicazioni fornite a livello ministeriale, spiegando: “È azzardato per due motivi: la prima dose protegge la metà o poco più rispetto all’efficacia del vaccino. A livello di comunità, immunità parziale e alta circolazione del virus rendono possibile la generazione di nuove varianti. Gli inglesi hanno adottato questa strategia, è vero, ma con un lockdown durissimo, mentre noi adesso siamo anche in fase di riaperture“.

Covid, Viola: i brevetti dei vaccini

Rispetto alle novità emerse in relazione ai brevetti dei vaccini, invece, l’immunologa Viola ha ribadito: “È giusto aumentarne la produzione, stringere accordi, dare la possibilità a più aziende, che sono in grado di farlo, di produrre. Ma serve un accordo, mentre decidere che il brevetto non c’è più potrebbe creare problemi perché rischia di disincentivare le aziende farmaceutiche a lavorare sui vaccini. Servono invece stanziamenti per comprare vaccini ai Paesi più poveri. La tecnologia a mRna certo non può rimanere nelle mani di due sole aziende, ma a Pfizer e Moderna va riconosciuto lo sforzo fatto in questa direzione, importantissimo per il futuro”.

Covid, Viola: zone rosse e riaperture

Infine, esaminando l’ormai totale assenza di zone rosse in Italia, la specialista ha dichiarato: “La situazione migliora perché le temperature si alzano e il rischio di contagio all’aperto è basso. È giusto procedere con riaperture gradualiosservando come incidono sull’indice Rt, perché una riapertura generalizzata potrebbe essere una stupidaggine… poi ci sono alcune cose che bisogna definire meglio: sono stata al cinema, 50 per cento di capienza ma tutti dalla stessa parte della sala; e poi le mascherine: ne ho viste troppe inutili di stoffa, renderei obbligatorie le FFP2 per cinema e teatri o almeno le chirurgiche. Però stare all’aperto non vuol dire assembramento. I tifosi erano uno sopra l’altro e molti senza mascherine: comportamenti sempre rischiosi. Invece si potrebbe pensare a ridare la possibilità di assembramenti a concerti o eventi di questo tipo con mascherine FFP2 e tampone negativo, come ha dimostrato esser possibile un esperimento a Barcellona”.

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