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Coronavirus, le scuole possono riaprire subito: lo studio

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Little boy going to school with protective mask
Little boy going to school with protective mask

La chiusura delle scuole potrebbe rivelarsi più un male che un bene per i giovani studenti. E’ questo quanto emerge da uno studio di Science che analizzando le riaperture delle scuole in paesi come Sud Africa, Finlandia ed Israele ha ottenuto dei dati sorprendenti.

Stando all’analisi sembra infatti che i bambini più piccoli (al di sotto dei 10 anni, ndr) raramente contraggono l’infezione e si contagiano l’un l’altro ed è ancora più raro che si portino il virus a casa al punto da infettare i familiari.Secondo l'infettivologo pediatra finlandese Otto Helve "i benefici di una riapertura sono molto maggiori dei rischi".

Dallo studio di Science, che prende spunto da una lettera aperta firmata da più di 1.500 membri del "Royal College of Paediatrics and Child Health", il direttore dell'istituto Mario Negri di Bergamo Giuseppe Remuzzi, sul Corriere della Sera ha analizzato i risultati provando a rispondere ad alcune domande che tutto il mondo si è posto in questi ultimi mesi.

Quante probabilità hanno i bambini piccoli di ammalarsi e trasmettere il virus?

Da quanto emerge dagli studi dell’Istituto Pasteur in sei scuole elementari sembra che i bambini piccoli possano sì infettarsi, ma non abbiano una carica tale da essere contagiosi. Discorso diverso per i ragazzi delle superiori, che 3 volte su 10 hanno gli anticorpi, mentre insegnanti e membri dello staff hanno anticorpi rispettivamente 4 e 6 volte su 10. In questo caso i ragazzi e gli adulti si possono ammalare, ma di solito in forma lieve.

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Dobbiamo lasciare che i bambini giochino insieme come prima?

Per Science non c’è dubbio: sì, dovrebbero poter tornare a correre, giocare e divertirsi il più presto possibile. Inoltre per chi ha meno di 12 anni non c’è nemmeno bisogno di distanziamento. Gli studenti più grandi, invece, è bene che stiano a un metro di distanza.

Mascherina obbligatoria per i giovani?

A questa domanda, secondo lo studio, è più complicato rispondere. Nonostante sia uno dei pochi dispositivi davvero importanti per contenere il virus, la mascherina risulta essere insopportabile per i giovani che spesso la toccano e la levano. Un compromesso accettabile, secondo Remuzzi, potrebbe essere quello di chiedere loro di mettere la mascherina e di utilizzarla correttamente solo quando è impossibile mantenere le distanze.

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Un positivo a scuola, cosa fare?

Anche in questo caso le risposte potrebbero essere molteplici, con ulteriori punti di domanda. Isolare la classe? Tracciare i contatti del positivo? Chiudere la scuola? Non c’è una risposta giusta o sbagliata, ma da quanto emerge dallo studio, e dai risultati di due studi in corso in Germania e nel Regno Unito che hanno affrontato questo problema in modo sistematico, la soluzione potrebbe essere quella di fare tamponi ai bambini delle scuole e ai loro familiari, e dosaggio degli anticorpi.

Dalla scuola a casa, le infezioni possono diffondersi?

Lo studio di Science ha fatto tutto il possibile per rispondere a questa domanda, cercando i dati dappertutto. Quello che emerge è che i casi di malattie gravi tra gli insegnanti sono davvero pochi, con un’eccezione sola, quella della Svezia dove però non è mai stata fatta una politica di chiusura delle scuole neanche nei momenti di massima diffusione del virus.

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