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Coronavirus, niente morti e pochi contagi: il caso Nuova Zelanda

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In Nuova Zelanda i casi di Coronavirus sono esigui e di morti non ce ne sono. Come ha fatto il Paese sito nell’Oceano Pacifico ad ottenere tale “successo”, vista l’emergenza globale e i numeri che si stanno registrando ovunque? La risposta potrebbe fornircela Jacinda Ardern, il Primo Ministro neozelandese.

Il Coronavirus in Nuova Zelanda

L’emergenza Coronavirus non sembra toccare la Nuova Zelanda: ci sono 283 casi di cui 27 guariti e zero vittime. Lo Stato insulare conta meno di 5 milioni di abitanti ma non per questo la Ardern ha sottovalutato i rischi della pandemia.

La chiave di tutto è stata la tempestività con la quale ha agito per proteggere i suoi connazionali. Da mercoledì 25 marzo notte, ha messo la Nuova Zelanda in quarantena, dopo aver convocato il Parlamento per discuterne, per 4 settimane. Tolleranza zero, solo i servizi essenziali rimangono attivi e fra questi, ad esempio, non è compresa la consegna di cibo a domicilio.

Stare a casa per rompere la catena dei contagi, questo il messaggio diffuso da Jacinda Ardern ai cittadini. La stessa leader che aveva dovuto affrontare il massacro di Christchurch nel 2019, quando in due moschee sono morte 50 persone a seguito di un attentato, il quale agghiacciante video è stato diffuso sui social network.

La ricetta, in fondo, è semplice: agire immediatamente, senza aspettare che i casi di contagio raggiungano numeri che fanno paura. Quarantena obbligatoria per tutti, restrizioni severe fin da subito e poche parole. A quanto pare, per ora, questa tattica neozelandese ha funzionato.