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Coronavirus, i nodi sul tavolo dell'Eurogruppo

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I ministri delle Finanze dell'Eurozona si apprestano a discutere oggi pomeriggio nell'Eurogruppo, per la seconda volta, delle misure necessarie ad aiutare gli Stati membri ad affrontare le conseguenze della pandemia di Covid-19, in particolare quelle economiche. Il quadro si sta facendo più chiaro e si sta delineando un 'pacchetto' di misure anticrisi, formato essenzialmente da quattro componenti. I nodi principali da sciogliere restano sempre gli stessi: la condizionalità legata alle linee di credito del Mes e la mutualizzazione del debito futuro, che gli Stati dovranno contrarre per uscire dalla recessione che si profila all'orizzonte.  

"Quello che mi aspetterei dall'Eurogruppo, e ho una certa fiducia che ci arriveremo, è un messaggio di unità condivisa. Non è il momento di dividersi", dice il commissario europeo Paolo Gentiloni, che insieme al collega al Mercato Interno Thierry Breton ha appoggiato la proposta di istituire un fondo comune europeo che serva a sostenere la ripartenza dell'economia, dopo la recessione che si sta abbattendo sul Vecchio Continente. Su due punti del pacchetto non ci sarebbero grossi contrasti: la Banca Europea per gli Investimenti aumenterà la sua capacità di erogare fondi alle piccole e medie imprese, mettendo sul piatto ulteriori 200 miliardi di euro, e la Commissione Europea presterà soldi agli Stati, per 100 miliardi di euro, con il programma Sure, per aiutarli a sostenere i programmi che consentono alle imprese di non licenziare i lavoratori, come la cassa integrazione in Italia. 

Gli altri due pilastri del pacchetto generano divisioni, con il riproporsi della bipartizione nord-sud, eredità della crisi finanziaria, anche se Gentiloni ha invitato a guardare al futuro, sottolineando l'inutilità di stare a recriminare sui "rimpianti" per ciò che è stato fatto o che non è stato fatto in passato.  

Il primo pilastro è l'uso delle linee di credito a condizioni rafforzate (Eccl) del Meccanismo Europeo di Stabilità: i Paesi nordici vorrebbero introdurre un approccio a due fasi: prima condizioni lievi, poi, una volta passata l'emergenza, si vorrebbe imporre agli Stati che ne fanno uso di attuare riforme che aumentino la capacità di ripagare i debiti contratti, migliorando le performance della propria economia. Per gli Stati nordici si tratta di una posizione ragionevole, che non prevede l'arrivo della temuta Troika; i Paesi del Sud, alle prese con sempre più vittime a causa della Covid-19, non vogliono condizioni. Per l'Italia, in particolare, sarebbe impossibile accettare qualsiasi condizionalità, legata all'utilizzo delle linee del Mes, anche per motivi politici interni. 

Jonas Fernandez, eurodeputato del Psoe e portavoce del gruppo S&D in commissione Econ, ha sottolineato che la sterilizzazione della condizionalità ex post (tuttora possibile, in base al trattato) connessa all'utilizzo delle Eccl è "il minimo" che ci si può attendere dall'Eurogruppo. Non pochi Paesi nordici sono contrari, perché considerano questa richiesta come una conferma del fatto che i Paesi del Sud, Italia in testa, vorrebbero solo accesso ai soldi senza condizioni.  

E, soprattutto, la Francia ha proposto un fondo Ue, che tecnicamente dovrebbe essere un Spv (Special Purpose Vehicle) destinato ad emettere debito comune per finanziare la ripresa. Su questo punto, cruciale, ci sarebbero almeno tre fronti: i Paesi più colpiti dalla pandemia, come Italia, Francia e Spagna, che sono a favore; quelli nordici, con l'Olanda in testa, contrari a qualunque mutualizzazione del debito, anche di quello futuro, e la Germania, che starebbe nel mezzo: non dice un chiaro no, ma preferisce attendere. E' difficile che domani su questo punto si trovi un accordo, a quanto si apprende. 

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sottolineato che, secondo lei, il "piano Marshall" per l'Europa dovrà essere il prossimo Mff, il bilancio pluriennale dell'Ue 2021-27. Gli Stati membri hanno già fallito una volta, in febbraio, senza trovare un accordo. E domani all'Eurogruppo si parlerà anche dell'Mff 2021-27: gli Stati nordici preferiscono il trasferimento diretto e mirato di risorse dal bilancio Ue ai Paesi, piuttosto dell'emissione congiunta di titoli di debito.  

Per il commissario Gentiloni, in Europa per affrontare la crisi provocata dalla pandemia serve "uno strumento di bilancio comune", che dovrebbe "essere messo in piedi presto". Visto che si parla di un piano Marshall europeo, "voglio ricordare - ha sottolineato - che non abbiamo due anni di tempo. Il piano Marshall venne varato nel 1947", solo due anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. E noi "abbiamo bisogno di un piano Marshall nel 1945, non nel 1947".   

Visti gli schieramenti, appare difficile che si arrivi a un accordo su tutte e quattro le componenti del pacchetto. Ma stavolta la Francia, colpita duramente dalla pandemia, sembra determinata a tenere il punto. E vuole che il fondo, considerato una parte fondamentale del pacchetto, venga almeno menzionato nelle conclusioni. Vedremo come finirà.