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Coronavirus, prima paziente recidiva in Italia: torna positiva dopo 12 giorni

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Una paziente milanese guarita dal coronavirus è tornata positiva dopo 12 giorni: si tratta della prima donna recidiva alla malattia registrata in Italia. Il caso dei pazienti guariti che tornano positivi era già comparso in Cina e, come ha spiegato un virologo italiano, potrebbe essere possibile con un diverso ceppo di Covid-19. La donna è ricoverata all’ospedale di Negrar, nel veronese e risulta quasi asintomatica, come era la prima volta che è risultata positiva ai test. Ricoverata in ospedale la prima volta, era stata poi dimessa dopo gli esiti negativi di due tamponi. Dopo 12 giorni, però, il test ha dato di nuovo esito positivo e la donna ha accusato febbre non alta e tosse.

Coronavirus, prima paziente recidiva in Italia

Si trova ricoverata nel reparto di Malattie Infettive e tropicali dell’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona. Una paziente guarita dal coronavirus è tornata positiva ai test dopo 12 giorni: è il primo caso di recidiva da coronavirus in Italia. Il professor Zeno Bisoffi, direttore del dipartimento, ha voluto precisare che la donna è “l’unico caso capitato da noi: per quanto ne sappiamo, solo in Cina sono state descritte alcune eccezioni simili”.

Non è ancora chiaro come sia possibile guarire e contrarre di nuovo la malattia, perciò “sono in corso le analisi sul genoma virale“, ha spiegato Bisoffi. Era entrata in ospedale la prima volta il 4 marzo scorso accusando i primi sintomi del Covid-19 ed era risultata positiva. Poi, però, dopo due test risultati negativi era stata dimessa. Il 23 marzo scorso si è ripresentata la febbre non alta ed è scattato il secondo ricovero.

Le ipotesi

Quale possibile spiegazione, al momento, si può dare a quest’incredibile situazione? “La prima ipotesi – ha affermato Bisoffi – è che il virus appartenga ad un ceppo virale diverso anche se dobbiamo attendere gli esami sui due genomi: quello del primo ricovero e quello del secondo. È però un’ipotesi che io ritengo improbabile”, avrebbe anche aggiunto. Il coronavirus, infatti, non sembra soggetto a particolari mutazioni “e considero difficile che una persona guarita, che ha sviluppato gli anticorpi, se esposta ad un altro ceppo possa ammalarsi nuovamente. Questo, in assoluto, non vuol dire che non possa essere nuovamente infettata”.

La seconda ipotesi, invece, riguarda i tamponi: i due effettuati sulla donna potrebbero non aver riscontrato la positività proprio perché la paziente aveva una carica virale talmente bassa da non essere individuata. “I tamponi – ha spiegato ancora Bisoffi – sono molto sensibili ma non al 100%. Anche per questo – aggiunge infine – per prudenza ripetiamo il test prima di indirizzare il paziente a un reparto pulito anziché al reparto Covid”.