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Coronavirus, scuole chiuse: come si otterranno i crediti per la maturità?

Coronavirus crediti formativi

Ormai è certo: il 3 aprile nessuno potrà tornare sui banchi di scuola. Lo aveva fatto sapere il premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta sabato 28 marzo. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, la quale ha aggiunto che al momento non è possibile fornire una data per l’apertura delle scuole. Tutto dipende dall’evoluzione dei prossimi giorni dello scenario epidemiologico”. Tornare alle tradizionali lezioni frontali per molti è ormai un’ipotesi remota: il numero di contagiati e di vittime è ancora troppo alto. Tornare in classe significherebbe vanificare settimane di sforzi e sacrifici per aiutare gli ospedali al collasso e contenere la diffusione del Covid-19. Azzolina lo ha detto chiaramente: “Riapriremo le scuole solo quando avremo la certezza della assoluta sicurezza”. A causa dell’emergenza Coronavirus, restano molti dubbi sulla scuola, la maturità e i crediti formativi. Infatti, nel caso in cui agli studenti venisse assegnato un 6 politico, come potranno ottenere i crediti per la maturità?

Come funzionano i crediti per la maturità

Il credito scolastico è uno degli elementi che concorre al voto di maturità. Si tratta di un punteggio che le scuole attribuiscono a ciascun studente alla fine di ogni anno dell’ultimo triennio. Ogni maturando si presenta all’esame di Stato con la somma dei crediti ottenuti negli ultimi tre anni di scuola superiore. A tale punteggio dovranno sommarsi i voti delle prove scritte e di quella orale. È evidente che i crediti accumulati dalla terza alla quinta superiore siano determinanti e da non sottovalutare. Fondamentali in vista della maturità: un buon punto di partenza per gli studenti più ambiziosi, che vorrebbero ottenere un voto alto all’esame di Stato.

I crediti vengono assegnati secondo una tabella del MIUR. A seconda della propria media, a ogni alunno verrà attribuito un determinato punto di credito: il massimo è di 40 punti.

Coronavirus, come si otterranno i crediti formativi?

I maturandi cominciano a temere per il proprio futuro. Il tradizionale esame della quinta superiore dovrebbe iniziare a metà giugno e riguardare circa 500mila studenti. Il ministro dell’Istruzione ha rassicurato: Verranno prese misure che dipendono da quanto ancora rimarranno chiuse le scuole. Stiamo pensando diversi scenari possibili. Apprezzo molto i documenti che le consulte e il Forum degli studenti mi hanno presentato”. Sugli alunni ha aggiunto: “Stanno mostrando grande maturità, terrò in seria considerazione le loro proposte”.

Nonostante la crisi sanitaria e le conseguenze generate, promette che vuole un esame di Stato “serio”. Inoltre, ha escluso il “6 politico”. Alcuni docenti, intanto, stanno valutando l’ipotesi del debito a settembre. Lucia Azzolina ha anche escluso il prolungamento dell’anno scolastico e le lezioni a luglio. “Se la didattica a distanza funziona, non abbiamo motivo di allungarlo, sarebbe offendere chi sta facendo tanto in queste settimane”, ha infatti commentato.

Dal ministero, tuttavia, restano diverse questioni irrisolte. Tra queste, c’è il problema dei crediti formativi. Gli alunni temono per i propri voti. Sono preoccupati perché gli sforzi (e le attività extrascolastiche) potrebbero essere almeno in parte vanificati. Dal governo ancora nessun chiarimento né nuove proposte: si resta in attesa affinché venga risolto il problema legato ai crediti della maturità.

I dubbi degli studenti

A esprimere le perplessità dei maturandi è stato Federico Allegretti, coordinatore della Rete studentesca. Infatti, ha dichiarato: “Al momento non sappiamo ancora cosa ci aspetterà a fine anno né che forma prenderà l’esame di Stato. Urge chiarezza sulle modalità di svolgimento delle prove. Per Pino Turi, della Uil scuola, “serve un piano B”.

I ragazzi vogliono commissioni interne, con un solo membro esterno. In molti preferirebbero una tesina orale alla consueta “seconda prova”. Inoltre, chiedono di non considerare le prove Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro come requisiti d’accesso per l’esame di Stato.

Intervenuta a Radio Anch’io, il ministro Azzolina ha ribadito: “Sulla maturità stiamo pensando a varie soluzioni, il ministero si sta preparando a tutte le eventualità. Non abbiamo ancora parlato di commissioni interne o esterne. Non mi piace la parola “esame semplificato”. Gli studenti vogliono un esame serio, in linea con quello che stanno apprendendo”.