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Coronavirus, Vergallo: nessuna prova che virus sia più buono

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Roma, 11 set. (askanews) - "Non c'è alcuna prova che il virus sia diventato più buono, occorre essere prudenti e non abbassare la guardia. Serve equilibrio, no alla contrapposizione negazionismo-allarmismo. A noi interessa molto poco essere considerati eroi, anzi è quasi controproducente, questa deve essere l'occasione per riconoscere la professionalità di chi si occupa della nostra disciplina. Il riconoscimento economico ci interessa poco, ci interessa che venga data dignità al nostro lavoro, che passi anche attraverso la risoluzione del problema delle carenze di organico". Così ha detto Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica, nel corso del suo intervento ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta", condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Sulla situazione delle terapie intensive in Italia. "Dopo alcuni mesi di silenzio, abbiamo ritenuto di intervenire come associazione perché abbiamo assistito alla contrapposizione negazionismo-allarmismo e abbiamo voluto tentare di riportare un po' di equilibrio tra posizioni che si avviano ad essere sempre più contrapposte l'una con l'altra. Del fatto che il virus sia diventato più buono non c'è alcuna prova. A nostro avviso occorre essere prudenti e non abbassare la guardia". Sulle nuove assunzioni. "Lanciamo l'allarme di carenza di specialisti nei nostri settori da almeno 10 anni. Negli ultimi mesi qualche passo in avanti è stato fatto. I posti per anestesia e rianimazione e medicina d'urgenza sono quasi raddoppiati. Ci siamo ritrovati a combattere un virus sconosciuto. I colleghi sono stati travolti da questa pandemia, sovvertendo completamente i ritmi di lavoro, avendo la propria vita privata devastata da questa situazione. Molti colleghi sono deceduti sul campo. Come categoria siamo abituati a prendere decisioni anche rapide e drammatiche in momenti difficili dal punto di vista critico. A noi interessa molto poco essere considerati eroi, anzi è quasi controproducente, questa deve essere l'occasione per riconoscere la professionalità di chi si occupa della nostra disciplina. Il riconoscimento economico ci interessa poco, ci interessa che venga data dignità al nostro lavoro, che passi anche attraverso la risoluzione del problema delle carenze di organico".

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