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Coronavirus, New York Times sull’Italia: “Ha minimizzato la minaccia”

·2 minuto per la lettura
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Mentre l’Italia si trova occupata su ogni fronte nel contenere la pandemia di coronavirus dalle colonne della stampa internazionale giungono pesanti critiche nei confronti delle autorità del nostro Paese, accusate di aver gestito l’emergenza sanitaria con ritardo e disorganizzazione. Il quotidiano statunitense The New York Times punta infatti il dito contro il governo italiano, affermando come le decisioni prese dall’esecutivo servano da esempio per le altre nazioni del mondo al fine di non ripetere gli stessi errori.

Coronavirus, le accuse del New York Times

Secondo il New York Times, la principale colpa delle autorità italiane è stata quella di aver sottovalutato il reale rischio che comportava il coronavirus, lasciando che i vari esponenti politici lanciassero appelli alla popolazione sul non modificare le proprie abitudini. Il giornale fa poi esplicito riferimento agli aperitivi a cui partecipò il leader del Pd Nicola Zingaretti, in seguito risultato positivo al coronavirus.

Anche quando il governo ha iniziato ha rendersi contro della gravità della situazione però – continua il Nyt – le disposizioni diramate sono state sempre contraddistinte da ritardo e approssimazione, suscitando un senso di incertezza nella popolazione e danneggiando l’immagine del Paese stesso all’estero. Il quotidiano afferma infatti che le misure: “Sono sempre rimaste indietro rispetto alla traiettoria letale del virus”.

Il ruolo del paziente uno

Il quotidiano newyorkese si sofferma poi sul ruolo ricoperto dal cosiddetto paziente uno di Codogno, dimesso dall’ospedale di Pavia nella giornata del 23 marzo, il quale ha verosimilmente contagiato numerose persone pur non avendo avuto un contatto diretto con la Cina: “Un super-diffusore in un’area densamente popolata e dinamica che è andato in ospedale non una, ma due volte, infettando centinaia di persone, tra cui medici e infermieri”.

Viene inoltre ribadita la possibilità, già avanza da numerosi esperti, che il coronavirus fosse in realtà già presente in Italia da diverso tempo, malgrado lo stesso governo continuasse a parlare di rischio minimo per il Paese: “Il virus era già attivo da settimane in Italia da allora, dicono gli esperti passato da persone senza sintomi e spesso scambiato per influenza”.

La confusione mediatica

Un ruolo decisivo nella diffusione dell’epidemia l’ha infine giocato il clima di incertezza e confusione che nei primi giorni dell’emergenza imperava nei media e nelle istituzioni, con autorità locali che diramavano annunci in contrasto con le direttive nazionali e viceversa il tutto in un clima di relativa calma che faceva presupporre come si potesse continuare a praticare il proprio stile di vita: “L’Italia sta ancora pagando il prezzo di quei primi messaggi contrastanti di scienziati e politici. Le persone che sono morte di recente in numero impressionante sono state per lo più infettate durante la confusione di una settimana o due fa.

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