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Corsa a tre nel Pd per le suppletive a Roma, il no di Conte alimenta i sospetti

·3 minuto per la lettura

AGI - Nel Partito Democratico è corsa a tre per la candidatura al seggio di Roma 1, lasciato vacante dopo l'elezione a sindaco di Roberto Gualtieri. Dopo il 'niet' di Giuseppe Conte, individuato dai dem come possibile candidato della coalizione di centrosinistra, i nomi che si fanno sono di due donne e un uomo.

L'ex segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, piace a Enrico Letta che l'ha voluta fra i sei dell'osservatorio indipendente delle Agorà democratiche. Furlan avrebbe il vantaggio di allargare la base del consenso a mondi che vanno al di là dell'ettorato del Pd, così come cerca di fare il segretario con la costruzione del 'campo largo'.

In più è una donna e Letta ha più volte detto, fin dal suo insediamento al Nazareno, di volere dare più spazio alle democratiche negli incarichi di vertice.

Per la stessa ragione, il leader dem vedrebbe con favore la candidatura di Cecilia d'Elia, portavoce della Conferenza delle donne democratiche e Responsabile Politiche per la Parità della segreteria. Il nome di Cecilia d'Elia potrebbe essere quello capace di mettere d'accordo i vertici del Pd e i dirigenti romani - che stanno facendo pressing per candidare Enrico Gasbarra - oltre che a catalizzare il consenso delle realtà romane legate ai movimenti per i diritti delle donne.

"Sarebbe un'ottima candidata", viene confermato da una fonte autorevole del Pd. In pole, tuttavia, c'è anche Enrico Gasbarra. Su di lui, cresciuto politicamente nella Democrazia Cristiana, potrebbero convergere anche Italia Viva e Azione.

"Se il Pd proponesse una candidatura davvero riformista e radicata sul territorio, si è parlato nei giorni scorsi di Enrico Gasbarra che in quel collegio ha vinto tutte le elezioni locali in cui si è presentato, come si farebbe a non sostenerla?", chiede infatti il renziano Michele Anzaldi.

Di sicuro, quello di Gasbarra è un profilo che piace a molti nel Pd romano. La sua candidatura ed eventuale elezione, viene anche spiegato da fonti parlamentari, non confliggerebbe nemmeno con la necessità di tenerlo "in caldo" per le prossime regionali, quando scadrà il mandato di Nicola Zingaretti e si potrebbe così realizzare una sorta di 'staffetta' con l'attuale presidente della Regione Lazio.

Sul profilo di Gasbarra sembrano puntare, d'altra parte, anche i minisindaci dei municipi che insistono su Roma centro: "E' evidente che solo una candidatura condivisa, molto conosciuta e riconoscibile sul territorio, che abbia avuto esperienze amministrative di primo piano nella nostra città, possa rappresentare degnamente i cittadini del collegio, anche in vista delle importanti scelte che dovranno riguardare la città di Roma", dichiarano in una nota congiunta le presidenti e i presidenti dei municipi I, II, XIV, e XV di Roma Capitale, Lorenza Bonaccorsi, Francesca Del Bello, Marco Della Porta e Daniele Torquati.

"Per questo motivo - osserva ancora Calenda - occorre una rifondazione del sistema politico. Questa è una politica screditata. Penso che bisognerà continuare con Draghi anche dopo il 2023. Penso che sia l'unica soluzione, altrimenti si sbatte la testa contro un muro. Come farebbe a governare una destra che mantiene pulsioni anti-europee? O un Pd che non riesce a svincolarsi dall'abbraccio con il Movimento 5 stelle?".

E se Draghi volesse succedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella? "Molto meglio al Colle che niente. Io dico che, per esempio, dal Colle non si controlla il Pnrr.

Draghi sarebbe una garanzia, un'assicurazione per il l'Italia ma così non potrebbe muoversi come sta facendo ora per cambiare il Paese. Poi se mi si chiede Draghi al Colle o nulla... io dico Colle tutta la vita".

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