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Corte Ue condanna Italia per aiuti di Stato a Ferrovie Sud Est

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Bruxelles, 19 dic. (askanews) - La Corte europea di Giustizia ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che l'Italia ha erogato degli aiuti di Stato illegali, e mai notificati alla Commissione Ue, con due operazioni effettuate nel 2016 a favore di Ferrovie del Sud Est (Fse), una società di trasporti commissariata, che era stata incaricata dalla Regione Puglia della gestione della rete ferroviaria locale e di tutti i servizi complementari.

Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con decreto del 12 gennaio 2016, aveva previsto uno stanziamento di 70 milioni di Euro a favore di Fse e aveva deciso il trasferimento della sua intera partecipazione in Fse a Ferrovie dello Stato Italiane SpA (Fsi), il cui capitale è interamente detenuto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. In cambio, Fsi non ha versato alcun corrispettivo, ma si è impegnata a rimediare ad ogni disequilibrio patrimoniale di Fse.

La sentenza di oggi è stata emessa nell'ambito di un rinvio pregiudiziale alla Corte. Nell'ottobre del 2016, la società Arriva Italia e altre aziende di trasporto pubblico e ferroviario avevano proposto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Secondo Arriva Italia e le altre società ricorrenti, che avrebbero voluto acquistare Fse, le misure previste al decreto costituirebbero un aiuto di Stato illegale in quanto non notificato alla Commissione, né tantomeno da essa approvato.

Il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso, e Arriva Italia aveva quindi impugnato il provvedimento dinanzi al Consiglio di Stato. E' stato lo stesso Consiglio di Stato che a questo punto ha deciso di interrogare la Corte di giustizia con un rinvio pregiudiziale, per sapere se le misure previste dal decreto del Ministero dei Trasporti costituiscano un aiuto di Stato e, in questo caso, se l'aiuto sia illegale.

La Corte ha sentenziato oggi che entrambe le misure in questione costituiscono degli aiuti di Stato, anche se spetta al giudice nazionale stabilire ora se il beneficiario effettivo sia stato Fse o Fsi. In particolare, riguardo alla cessione delle partecipazioni di Fse detenute dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti a Fsi, secondo la Corte l'impatto potenziale sulla concorrenza è rivelato dal fatto che Arriva Italia e le altre società ricorrenti non hanno potuto concorrere per l'acquisto di Fse.

La Corte evidenzia che, poiché gli aiuti in questione non sono stati notificati alla Commissione, il giudice nazionale dovrà ora trarne le relative conseguenze, attraverso l'applicazione del proprio diritto nazionale, in particolare per quanto riguarda l'invalidità degli atti di attuazione e per quanto riguarda il recupero, al fine di ripristinare la situazione precedente.