Cosa devi sapere su cortei e manifestazioni

Le norme che regolano il diritto di riunirsi e di manifestare. Intervista a Maurizio Del Conte

La giornata di protesta indetta dalla Confederazione europea dei Sindacati contro la politica di austerità in Europa ha visto un intero continente mobilitarsi, e l’Italia non ha sfigurato con oltre 20 città coinvolte. Un’occasione di protesta paneuropea che ha visto in prima linea sindacati e movimenti sociali all’insegna di un diritto, quello della libertà di corteo, che in Italia è garantito costituzionalmente e che pure a volte divide, per le ricadute di ordine pubblico e gli scompensi alla circolazione e al normale svolgimento delle attività quotidiane.

Yahoo! Finanza ha intervistato l’accademico dell'Università Bocconi, Maurizio Del Conte, professore associato di Diritto del lavoro e docente di Diritto privato e di Diritto del lavoro, per comprendere meglio “diritti e doveri” dei soggetti coinvolti. Del Conte è anche coordinatore di redazione della rivista Orientamenti della giurisprudenza del lavoro e membro del comitato di redazione della rivista Diritto delle relazioni industriali.

Professore, quali sono le norme che regolano o limitano il perimetro della libertà di corteo?
"Il diritto di manifestare la propria opinione, di riunirsi pacificamente in luoghi pubblici, è riconosciuto dalla Costituzione. Esiste tuttavia il bisogno di contemperare anche questo diritto con altri diritti concorrenti. Quando si parla di manifestazioni c’è ovviamente un problema di ordine pubblico. Le norme che regolano l’ordine pubblico sono generalmente fatte valere dall’autorità prefettizia. C’è necessità di richiedere un’autorizzazione per le manifestazioni che si svolgono in luoghi pubblici e che abbiano uno svolgimento pacifico. Se valicano il limite costituzionale di riunirsi pacificamente e di manifestare l’opinione, ma sconfinano in episodi che hanno a che fare col codice penale (danneggiamento, violenza privata, alle persone, turbativa dell’ordine pubblico) allora è evidente che intervengono una serie di norme a protezione di altri diritti che sono costituzionalmente tutelati come la vita, la salute e la proprietà privata. Il problema è antico: le manifestazioni hanno piena legittimità e possono creare disagi, è compatibile. Quello che non è compatibile è l’infrazione del codice penale".

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Un provvedimento amministrativo ex ante che disciplini le modalità di svolgimento è legittimo?
"Esistono una serie di regole amministrative delegate dal Ministero dell’Interno per lo svolgimento pacifico delle riunioni. E’ chiaro che non devono essere tali da rendere la manifestazione inutile, ovvero non funzionale a dare il senso del manifestare liberamente il pensiero, che non è semplicemente riunirsi in gruppo e raccontarsela. Dall’altro devono contemperare le efficienze di ordine pubblico. Sono regolamenti, non norme che dettano 'come si organizza una manifestazione'. Gli organismi preposti devono vigilare sulla correttezza delle misure adottate, in conseguenza della proclamazione e dell’effettuazione. Di per sé l’atto regolamentare è legittimo ma non deve andare a ledere il diritto costituzionale".

Esistono soggetti per cui questo diritto è limitato? Si può pensare ad esempio alle norme che vietano l’apologia di fascismo.
"No. Esistono norme che limitano per alcune particolari categorie, e non completamente, come le forze armate, quelle di polizia, lo sciopero, le manifestazioni ma anche per loro è possibile manifestare. Il diritto non è mai soppresso. A parte, come lei ricordava, qualsiasi cosa che possa configurarsi come apologia di fascismo o ricostituzione del partito fascista, ma non è sui soggetti che incide ma sui contenuti. Non si può dire a priori: hai una caratteristica personale tale per cui non puoi manifestare. Sono limitazioni che non possono essere in alcun modo stabilite. Non sarebbe immaginabile individuare gruppi e categorie a cui è precluso manifestare".

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