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Così i fondi hanno superato lo shock da Covid-19

Morningstar
·3 minuto per la lettura

L’industria europea dei fondi attivi e passivi ha chiuso il 2020 con un patrimonio record di 11,8 mila miliardi di euro, di cui 10,33 nei comparti a lungo termine (tutte le tipologie esclusi i monetari). Il risultato è il frutto della ripresa dei mercati dopo lo shock di marzo e dei flussi verso il risparmio gestito, in particolare nel quarto trimestre, che ha segnato un periodo senza precedenti dal 2007 (quando Morningstar ha cominciato a calcolare i dati). La raccolta netta totale tra ottobre e dicembre, infatti, è stata di 286 miliardi (238 miliardi per i fondi a lungo termine), che ha contribuito in modo determinate al saldo positivo di 653 miliardi dell’intero 2020 (403 miliardi i soli fondi a lungo termine).

I fondi si sono lasciati alle spalle il record di deflussi del primo trimestre, quando la diffusione del Coronavirus aveva innescato una fuga dagli investimenti. Ma il 2020 non si è solo caratterizzato per gli eccessi negativi e positivi, perché nel corso dell’anno si sono delineate con chiarezza cinque dinamiche di sviluppo dell’industria.

Flussi netti verso le macro-classi di fondi ed Etf a dicembre (e nel 2020)

Gli azionari battono il reddito fisso

Innanzitutto, i fondi azionari hanno registrato uno dei migliori anni in termini di raccolta (+212 miliardi), grazie al rally delle Borse da aprile. Per contro il reddito fisso si è fermato a +174 miliardi contro i 342 miliardi del 2019. E’ curioso che siano stati proprio questi ultimi a soffrire di più nel primo trimestre, nonostante le obbligazioni siano solitamente percepite come meno rischiose rispetto all’equity.

Alternativi, anno da dimenticare

Una seconda dinamica riguarda i fondi alternativi, ossia gli strumenti che adottano strategie simili agli hedge fund. Il 2020 è stato davvero un annus horribilis, con riscatti netti pari a 43 miliardi. E’ il terzo anno consecutivo di deflussi e i multistrategy sono stati i più penalizzati. Nel triennio, il loro patrimonio è sceso a 127 miliardi da 196 per una combinazione di fuoriuscite e performance deludenti.

La preferenza è per i fondi azionari growth

Una terza dinamica riguarda le scelte degli investitori. “Uno dei temi principali nel 2020 è stato lo stile growth (insieme alla sostenibilità)”, spiega Ali Masarwah, autore del Morningstar asset flow report. “Non sorprende, dunque, che gli azionari globali large-cap con orientamento alla crescita abbiano catalizzato i maggiori flussi (41,1 miliardi di euro)”. Seguono i tecnologici sulla scia delle eccellenti performance registrate nel corso dell’anno in seguito all’accelerazione di alcuni trend a causa della pandemia (smart working, cloud computing, ecc.).

Le categorie Morningstar con i flussi più alti a dicembre (e nel 2020)

Le strategie passive guadagnano quote di mercato

Una quarta dinamica è l’espansione della quota di mercato delle strategie passive. La crescita organica (flussi in percentuale degli asset di inizio gennaio 2020) è stata dell’8,7% contro il 2,97% per i fondi attivi. I primi rappresentano ora il 20,3% del patrimonio dei fondi a lungo termine, contro il 19,2% del 2019. In termini assoluti, la raccolta netta degli active fund è stata superiore a quella degli index (238 miliardi contro 165 miliardi), grazie soprattutto ai flussi nell’ultimo trimestre dell’anno.

Flussi verso le strategie attive e passive a dicembre (e nel 2020)

I protagonisti

Infine, tra i gestori attivi J.P. Morgan asset management ha registrato gli afflussi maggiori nel 2020, seguito da BlackRock. Tra i provider di fondi passivi, iShares (gruppo BlackRock) è al primo posto grazie ai 51,4 miliardi fluiti nella sua gamma di Etf (Exchange traded fund), secondo è BlackRock con i fondi indicizzati (19,9 miliardi di raccolta - Morningstar distingue le due tipologie, Ndr); terzo Vanguard (16,5 miliardi).

Di Sara Silano

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online