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Cos’è l’inflazione, l’impatto sull’economia e come difendersi

·7 minuto per la lettura

L’inflazione è da un lato la riduzione del potere di acquisto della moneta in termini di valore e dall’altro un impoverimento della società, causato da un progressivo o improvviso aumento dei prezzi dei beni e dei servizi.

L’inflazione può avere varie cause, speculazione, carenza di una materia prima ed alta domanda, aumento dei costi dell’energia o anche come conseguenza di una condizione di prosperità dell’economia che cresce con costanza.

Essa è un indicatore macroeconomico fondamentale utile per il cittadino, come per gli investitori e risparmiatori, ma anche per le imprese e qualsiasi operatore economico.

Definizione di Inflazione

Una definizione esaustiva di inflazione può essere la seguente:

“L’inflazione indica in economia un progressivo aumento del livello generale dei prezzi nel tempo, o all’opposto una diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta” (Fonti: Treccani e Borsa Italiana).

Come dicevamo nell’introduzione, l’inflazione è un indicatore fondamentale perché il livello dei prezzi condiziona il potere di acquisto di chiunque e condiziona in generale l’andamento dell’economia, e l’orientamento delle politiche monetarie delle banche centrali. Queste ultime hanno la responsabilità di intervenire in presenza di una eccessiva inflazione.

Come si calcola l’inflazione

L’inflazione viene calcolata costituendo un indice dei prezzi al consumo chiamato paniere dei beni e servizi di maggiore uso in una economia. Ad ogni bene o servizio presente nel paniere viene attribuito un peso relativo.

Solitamente sono gli istituti nazionali di statistica gli enti preposti al calcolo dell’inflazione ed anche alla costituzione e variazione del paniere. In Italia se ne occupa l’Istat. Il paniere costituito dall’Istat è rappresentativo dei consumi delle famiglie, ma vedremo che ci sono vari indici per il calcolo dell’inflazione.

In generale in esso troviamo i prezzi:

  • dei prodotti di abbigliamento e delle calzature;

  • dei prodotti alimentari;

  • dei servizi sanitari;

  • dei trasporti;

  • dell’elettricità;

  • dell’acqua.

Gli indici dei prezzi al consumo dell’Istat

In Italia l’inflazione viene calcolata tenendo conto di tre indici dei prezzi al consumo elaborati dall’Istat, che svolgono le seguenti funzioni.

  1. Nazionale per l’Intera Collettività (Nic), è l’indice dei prezzi al consumo che serve a misurare la variazione nel tempo dei prezzi di beni e servizi comprati sul mercato per i consumi finali delle persone.

  2. Famiglie di Operai e Impiegati (Foi), è l’indice dei prezzi al consumo con cui si calcola la variazione nel tempo dei prezzi al dettaglio, dei beni e servizi correntemente comprati dalle famiglie di lavoratori dipendenti.

  3. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), è stato sviluppato per garantire un calcolo dell’inflazione che fosse comparabile a livello europeo e internazionale. Differentemente dai precedenti Nic e Foi, l’Ipca si riferisce al prezzo effettivamente pagato dal consumatore ed esclude alcune delle voci che sono presenti nei panieri degli altri due indici. Inoltre l’Ipca tiene conto delle riduzioni temporanee di prezzo come il periodo dei saldi, gli sconti applicati e le promozioni.

L’Ipca, in inglese Hicp (Harmonised Index of Consumer Prices), come vedremo a breve è molto importante a livello europeo.

Si tenga presente, inoltre, che il calcolo mensile degli indici dei prezzi al consumo usati per calcolare il tasso di inflazione annuale, non rispecchia necessariamente il costo della vita del cittadino, che varia invece in base al luogo in cui vive, al tipo di servizi disponibili ed utilizzati.

L’inflazione, i tassi di interesse e la politica monetaria della Bce

Riferendoci all’Eurosistema, facciamo notare come l’Ipca è rilevante perché usato dagli organi economici dell’Unione Europea per valutare la convergenza delle economie delle nazioni membro dell’UE verso i parametri economici stabiliti nei Trattati e accordi. Una inflazione eccessivamente elevata, infatti, non è tollerata.

La Banca centrale europea (Bce), inoltre, utilizza l’indice Ipca per attuare la politica monetaria nell’area dell’euro. Uno dei mandati dell’Eurotower è appunto quello di mantenere la stabilità dei prezzi nell’eurozona, con una inflazione inferiore al 2% ma il più possibile prossima.

Con prezzi stabili, come noto, si creano le condizioni basilari per elevare il livello dell’attività economica e occupazionale di una intera economia.

Se si dovesse invece verificare una “inflazione galoppante”, il potere di acquisto dei consumatori verrebbe eroso in breve tempo e questo comporterebbe una riduzione dei consumi e condurrebbe in breve tempo alla perdita di posti di lavoro.

Gli investitori sono molto attenti all’inflazione e si spaventano quando essa è troppo alta o è troppo bassa. In entrambi gli scenari, infatti, si creano condizioni macroeconomiche problematiche che generano problemi all’attività economica e di conseguenza si possono verificare dei rischi per il capitale investito.

Le banche centrali come la Bce, per evitare condizioni di instabilità fissano degli obiettivi di inflazione ai quali ancorano la politica monetaria, applicando gli interventi convenzionali sui tassi di interesse principali, o applicando interventi non convenzionali come il quantitative easing.

Cosa causa l’inflazione?

Il tema delle cause dell’inflazione è una foresta di teorie che, a seconda della teoria che si studia, sono smentite dalle altre.

In linea di principio l’inflazione trova un suo equilibrio precario tra i tassi di interesse a breve e quelli a lungo termine, ovvero lungo la curva dei rendimenti delle banche.

Queste ultime prestano denaro alle persone per fare in modo che venga immesso nel circolo ulteriore denaro, che viene poi depositato da altre persone permettendo alle banche di utilizzare quel denaro per garantire ulteriori prestiti. Questo meccanismo permette la ripetizione del processo di prestito e garantisce nelle tasche delle persone i soldi necessari per comprare i beni (anche se contraendo debiti).

Se la circolazione di moneta è troppo elevata perché i prestiti abbondano e la produzione di servizi e beni non tengono il passo nella soddisfazione della domanda, ecco che può crearsi un problema di salita dei prezzi e quindi di crescita dell’inflazione.

A causare una accelerazione dei prestiti, interviene proprio il differenziale tra i tassi d’interesse a breve e a lungo termine, quindi la curva dei rendimenti. Se la pendenza della curva dei rendimenti aumenta, le banche sono incentivate a erogare prestiti perché ci guadagnano, ma se i tassi a lungo termine restano inferiori a quelli a breve termine (curva dei rendimenti inversa) e questa condizione resta per troppo tempo, si interrompono le erogazioni di prestiti e l’offerta di moneta cala con un possibile blocco della crescita dell’economia.

Questa giustificazione del perché l’inflazione sale o di converso scende, è tratta dagli studi dell’economista Milton Friedman, tuttavia esistono molte altre teorie che hanno provato a spiegare la causa dell’inflazione.

Tra esse troviamo la curva di Philips che collega il tasso di disoccupazione all’inflazione. Se ci sono molti occupati, i salari aumentano e di conseguenza aumentano i prezzi dei beni e servizi al consumo, su cui gli imprenditori si rifanno per rientrare del maggior esborso in termini di salari più elevati erogati ai dipendenti.

Un’altra teoria tiene conto dei disavanzi pubblici, ed un’altra ancora prende in considerazione l’impennata dei prezzi dell’energia.

Come difendersi dall’inflazione?

L’investitore può difendersi dall’inflazione? Sì, può farlo seguendo i trend del momento e tenendosi sempre aggiornato sulle condizioni dei mercati finanziari e tenendosi pronto a cambiare la strategia di investimento o ad aggiustarla quando si verificano dei cambi di rotta.

Se per un risparmiatore legare le proprie risorse finanziarie ad una classe di attività indicizzata all’inflazione può bastare per preservare il capitale dalla perdita di potere di acquisto, per l’investitore invece le cose stanno ben diversamente.

Una strategia praticabile da chi fa trading sul Forex, risiede nel detenere riserve di denaro in valute straniere e di cambiarle quando queste si apprezzano contro l’euro o contro il dollaro sfruttando quindi il cambio favorevole.

This article was originally posted on FX Empire

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