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Cosa è successo al petrolio questa settimana

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Il petrolio è finito sotto i riflettori globali nelle ultime giornate alla luce di quanto accaduto tra gli Stati Uniti e l’Iran. La tensione tra i due Paesi (mai del tutto scomparsa) è esplosa con l’arrivo del nuovo anno, quando un raid ordinato da Donald Trump ha portato all’uccisione di un alto generale della repubblica islamica.  

I venti di guerra sono tornati a soffiare e la quotazione del petrolio ne ha risentito inevitabilmente. D’altronde l’Iran è uno dei maggiori produttori di greggio al mondo, per cui l’ipotesi di conflitto ha immediatamente portato a prezzare una drastica riduzione dell’offerta.  

Sia il Brent che il WTI però hanno iniziato a scambiare sulle montagne russe, prima macinando guadagni stellari, poi crollando repentinamente.  

Tutto è iniziato nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, quando gli Stati Uniti hanno dato il via a un raid nella città di Baghdad nel quale è stato ucciso Qasem Soleimani, generale iraniano a capo della Niru-ye Qods, un'unità delle Guardie della Rivoluzione.  

La quotazione del petrolio è decollata (sia quella del Brent che quella del WTI) mentre il mercato ha iniziato a prezzare con maggior vigore l’ipotesi di un imminente conflitto tra Washington e Teheran.  

Dopo lo slancio iniziale, il greggio ha poi premuto sul pedale del freno: il rally si è affievolito e questo perché gli analisti hanno rivalutato i rischi e riconsiderato le reali probabilità di guerra. 

La situazione è cambiata di nuovo all’inizio della seconda settimana di gennaio, quando l’Iran ha scelto di vendicarsi attaccando alcune basi statunitensi presenti sul territorio iracheno. L’oro nero è inevitabilmente tornato a salire. 

Lo slancio, però, è risultato soltanto temporaneo visto che nel giro di qualche ora le quotazioni sono crollate di nuovo. In molti hanno ricondotto il tonfo alle dichiarazioni di Donald Trump (oltre che alla sua ritardata risposta all'attacco delle basi USA). L’inquilino della Casa Bianca ha lasciato presagire un allentamento delle tensioni e i mercati sono tornati a sperare in una rapida risoluzione della questione.  

Il petrolio, però, ha continuato ad essere monitorato con la massima attenzione.