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A cosa serve il Green pass. Il punto di Corrado Formigli

·2 minuto per la lettura
Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Vorrei che uno qualunque degli obiettori del Green pass – ve ne sono di ogni tipo, dai no-vax camuffati ai filosofi di alto rango – rispondesse a questa semplice domanda: senza questo benedetto lasciapassare staremmo meglio? Considerando che, nonostante la variante delta sia molto più aggressiva delle precedenti, abbiamo un numero di morti stabile (anche se ancora troppo alto) e nessun intasamento delle terapie intensive, direi decisamente di no.

Si obietta che il Green pass non è una misura sanitaria perché equipara vaccinati e possessori di un tampone e non tiene conto che ci si contagia anche da vaccinati. Sulla prima obiezione occorre fare chiarezza: il fatto che venga rilasciato un lasciapassare anche a chi non si è ancora vaccinato è la tipica misura di mediazione di uno Stato non autoritario. L’obiettivo è chiaro: costringere progressivamente tutti i cittadini a immunizzarsi, nella consapevolezza che resisterà sempre una minoranza del 10 per cento della popolazione pronta a perdere lavoro e vita sociale pur di non inocularsi Pfizer o Moderna. Follia no-vax, per me incomprensibile. Ma visto che non siamo in Cina e non possiamo accettare i militari nelle case a prelevare gli obiettori e pungerli a forza, la mediazione dei tamponi, da rendere sempre più stretta e onerosa per chi rifiuta il vaccino, mi pare il male minore.

Quanto al fatto che anche gli immunizzati possano contagiarsi e trasmettere il virus, non scherziamo: sarà anche possibile, ma infinitamente meno che da non vaccinati. E con gravità enormemente inferiore: l’ultimo studio dell’Agenzia federale sanitaria americana (CDC), analizzando 600.000 casi ha rilevato che le persone non vaccinate hanno undici volte più possibilità di morire, dieci di essere ricoverati e 4,5 volte di prendersi il covid rispetto agli immunizzati.

Infine: a chi sottolinea le numerose contraddizioni del Green pass per chiederne l’abolizione non passa mai per la mente che se una misura è imperfetta sia meglio perfezionarla anziché abolirla?

Il dubbio a questo punto sorge spontaneo: gli intellettuali che a causa del Green pass paventano la crisi della nostra democrazia non è che soffrano del complesso dell’angolista, colui che spera, mettendosi provocatoriamente all’angolo, di essere notato di più?

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