Fringe benefits, cosa sono e come viene effettuata la tassazione

Per molte categorie professionali oltre al compenso sono previsti alcuni vantaggi e agevolazioni, dalla macchina alla mensa

Lo stipendio di un lavoratore può essere erogato dal datore in varie forme. Oltre alle somme in denaro, tra i redditi da lavoro dipendente rientrano infatti anche i cosiddetti “fringe benefits”, cioè elementi complementari alla retribuzione principale che consistono sostanzialmente nella concessione in uso di beni o servizi. Questa dinamica è regolata dall’articolo 2099 del codice civile che stabilisce come "il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura".

La modalità più diffusa è rappresentata dalla concessione dell’alloggio al lavoratore. In genere le imprese acquistano o prendono in locazione alcune abitazioni che – successivamente – assegnano in uso ai propri dipendenti. Altre modalità frequenti sono la concessione dell’uso di un’autovettura di proprietà dell’azienda e il pagamento – da parte del datore di lavoro – di premi assicurativi al fine di assicurare i dipendenti anche da rischi professionali e/o extraprofessionali.

Anche i benefit aziendali sono soggetti a imposizione, ossia a ritenute fiscali e contributive, in quanto confluiscono in busta paga e quindi concorrono pienamente alla formazione del reddito. Le modalità di calcolo dei benefit e del conseguente regime fiscale cui sono sottoposti è determinata dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).

In base all’articolo 51 “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.  Vengono invece esclusi dalla tassazione i benefit che nell’arco dell’anno non superino la soglia di 258,23 euro.

A questo punto sorge automaticamente un interrogativo. Come si quantifica con precisione il valore dei benefit? La normativa sancisce che si applicano “le disposizioni relative al valore normale di beni e servizi”. Il valore normale – come stabilisce l’articolo 9 del Tuir – è rappresentato dal “prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi”. I prezzi di riferimento da utilizzare possono essere il prezzo che la stessa azienda applica al grossista, oppure il listini delle Camere di commercio e le tariffe professionali.

Nel caso delle autoveicoli bisogna però tener conto di alcune variabili. Se il bene è concesso per uso promiscuo – cioè sia aziendale che personale  - si considera il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle ACI al netto dell’ammontare eventualmente trattenuto al dipendente. Le tabelle vengono elaborate ogni anno entro il 30 novembre e pubblicate entro fine anno dal ministero delle Finanze, con cifre valide per l’esercizio successivo.

Per calcolare il valore convenzionale (che andrà in busta paga), si ripartisce l’importo previsto dalle tabelle Aci per tutti i mesi (o i giorni) in cui il veicolo è concesso, considerando i giorni di assegnazione, non di utilizzo.

Per quanto concerne gli appartamenti il valore è determinato dalla differenza tra la rendita catastale dell’immobile e “quanto corrisposto per il godimento del fabbricato stesso”. Ci sono, infine, alcuni benefit che non concorrono a formare il reddito e che quindi non sono tassabili. I più frequenti sono: la mensa aziendale, i buoni pasto, i servizi di formazione e assistenza, le borse di studio e le somme erogate per gli asili nido.