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Cosa succederà all'intero sistema moda nell'era delle sfilate digitali e virtuali?

Di Federica Caiazzo
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy of Press Office
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From ELLE

Casting, sfilate e appuntamenti digitali. Quattro capitali, quattro settimane della moda. Tutto con mascherine, restrizioni e distanziamento sociale. Nel 2020 chiudere il mese delle 4 settimane della moda in piena pandemia da Covid-19 è stata una sfida. Eppure, gli addetti ai lavori – modelle in primis – sono riusciti a sperimentare non solo un’era della fashion industry completamente nuova, ma persino a portare in tavola nuovi spunti su cui ragionare. Tant'è che il 2021 si apre con lo stesso registro. Siamo in piena Milano Fashion Week, con le sfilate maschili in corso e sono tutte rigorosamente digital (l'appuntamento più atteso della giornata di oggi è il fashion show Prada Uomo Autunno Inverno 2021 2022 a cui seguirà la già consueta conversazione post show tra Miuccia Prada e Raf Simons dopo il successo della prima a settembre). Lo stesso dicasi per la prossima settimana della moda Haute Couture in programma a Parigi dal 25 al 29 gennaio dove le sfilate saranno 100% digitali. Insomma, il futuro della moda è già qui. Da dove ricominciare quindi? Vogue.com ha intervistato alcune modelle per analizzarne i feedback. L’impressione generale è delle migliori: (forse) da questa prima edizione post-lockdown abbiamo imparato tutti davvero molto.

A fare il punto sulla situazione sui casting per modelle in tempi di coronavirus – e su come questi saranno probabilmente per tutto il 2021 – è Malika Louback. Dopo aver sfilato in passerella per Versace, Isabel Marant e Chloé, Malika ha debuttato sulla copertina di Vogue Francia ed è oggi alle prese con un modo tutto nuovo di vivere e concepire le dinamiche della fashion industry. A cominciare, dicevamo, proprio dai casting: “Dal punto di vista logistico, è stato un anno un po’ più complicato – spiega Malika - ogni nazione ha le sue restrizioni, dunque è importante che io mi assuma le mie responsabilità e segua le regole per assicurami di non mettere a rischio né me stessa né le persone intorno a me”. Ma, a conti fatti, è stato tutto più semplice o più complesso? “Senza dover fare tutti i soliti viaggi e spostamenti, partecipare ai casting è stato sicuramente molto più semplice – chiarisce la modella. - Certo, ho risparmiato tempo, però è anche vero che ad oggi avevo sempre partecipato di persona. Sono dei momenti in cui c’è un’atmosfera magica, in cui incontri nuove persone e assorbi energie positive: tutte cose che vengono a mancare nel momento in cui l’interazione tra persone viene limitata”.

Photo credit: Peter White - Getty Images
Photo credit: Peter White - Getty Images

Al dibattito sulla moda in tempi di Covid-19 si aggiunga poi la più strana delle sensazioni che una modella possa provare: sfilare davanti a un pubblico in numero ristretto (se non ristrettissimo) o, addirittura, del tutto assente. È quanto hanno testimoniato gli addetti ai lavori con molti dei fashion show digitali che Camera Nazionale della Moda propone nel suo calendario di sfilate. Le impressioni di Malika sull’esperimento digitale (ben) riuscito sono però comunque molto rincuoranti: “Sebbene tutto questo significhi sfilare davanti a un’audience più piccola o, in alcuni casi, completamente assente, ritrovarsi alla settimana della moda è sempre molto speciale. Penso che attraversare ciò che stiamo vivendo rafforzerà ancora di più i legami. Stiamo provando tutti a dare il meglio di noi stessi, stiamo cercando di offrire agli amanti della moda una visione per guardare al futuro e godere comunque del momento stesso!”.

Photo credit: Christian Vierig - Getty Images
Photo credit: Christian Vierig - Getty Images

A proposito di digitalizzazione delle sfilate: tra le modelle intervistate da vogue.com c’è anche Georgia Fowler, che ci invita a ripensare ex novo il ruolo di Instagram. In passerella già dall’età di 16 anni, oggi Georgia ne ha 28 e ha già sfilato per grandi nomi quali Chanel, Miu Miu e Victoria’s Secret. Tutte realtà per le quali continuerà sempre a lavorare, senza escludere però il ruolo degli shooting virtuali scoperti proprio “grazie” ai giorni di lockdown. “Negli ultimi mesi, Instagram è diventato sempre più una piattaforma per fare casting; il mio profilo ora è il mio portfolio – puntualizza Georgia - ho anche preso parte a un servizio fotografico virtuale mentre ero in quarantena. Tutti abbiamo sempre fatto selfie, ma scattare fotografie virtualmente richiede tutto un nuovo assetto di competenze, oltre che tantissima coordinazione in team”. Testimonianze alla mano, la moda ai tempi del coronavirus ha saputo fare di necessità virtù. E, critiche o non critiche (si vedano le critiche di Madame Le Figaro contro la Milano Fashion Week), alla fine i risultati si stanno portando a casa. “Personalmente – conclude Georgia Fowler, - credo sia stato essenziale per l’industria della moda fermarsi a sedere e riassestarsi. Ho adorato vedere gli sviluppi di tutto ciò!”.