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Covid, cos'è la variante brasiliana e perché fa così paura

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

C’è preoccupazione tra gli esperti della comunità scientifica di fronte alla comparsa di alcune nuove varianti del SARS-CoV-2. L’ultima sotto esame è quella sequenziata in Brasile, chiamata P.1 e detta, appunto, “brasiliana”. Come riporta il Corriere della Sera, il governo di Londra, già alle prese con la variante “inglese”, ha deciso di imporre la chiusura temporanea e precauzionale dei confini del Regno Unito, dopo che un caso di variante sudamericana è stato trovato nel Regno Unito.

Variante brasiliana, di cosa si tratta

Le varianti sono cambiamenti della sequenza genetica del virus che hanno in sé molte mutazioni. Le varianti brasiliane sono in realtà due: la B.1.1.28 (K417N / E484K / N501Y), ribattezzata P.1, e la B.1.1.28 (E484K). Entrambe hanno una mutazione, la E484K, comune alla variante “sudafricana”, che è quella che preoccupa di più, perché sarebbe stata vista sfuggire agli anticorpi in alcuni studi.

Secondo la ricerca dell’Imperial College di Londra con l’Università di Oxford e di San Paolo che ha sequenziato e evidenziato la variante a Manaus (capitale del grande stato brasiliano di Amazonas), il lignaggio denominato P.1 contiene una costellazione unica di mutazioni, comprese diverse mutazioni di importanza biologica note come E484K, K417T e N501Y. La N501Y è comune alla variante “inglese”, invece P.1 e la variante “sudafricana” condividono tre posizioni di mutazione nella proteina spike, tra cui E484K. Le tre varianti, nonostante le somiglianze, sembrano essere sorte in modo completamente indipendente e sembrano essere associate a un rapido aumento dei casi nei luoghi dove sono state identificate.

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Elude gli anticorpi

In sostanza, la variante brasiliana elude gli anticorpi. La mutazione E484K mostra infatti una riduzione di 10 volte della neutralizzazione da parte di vari anticorpi rispetto al virus “comune” in alcuni pazienti. Lo ha evidenziato, tra gli altri, anche uno studio dell’Università di Siena che ha sondato la penetrabilità del plasma neutralizzante di un paziente convalescente “sottoposto” al virus “autentico”. Il plasma ha neutralizzato completamente il virus per 7 passaggi, ma dopo 45 giorni il virus ha trovato “una strada” modificandosi e la modifica del giorno 73 ha comportato l’emergere della mutazione E484K nel dominio di legame del recettore.

La re-infezione

Con altre modifiche, il giorno 80 si è generata una variante completamente resistente alla neutralizzazione del plasma. La variante P.1 è anche ritenuta responsabile, in Brasile, della re-infezione di un paziente di 30 anni già guarito dalla malattia in occasione di un precedente contagio. Tuttavia, le mutazioni E484 hanno ridotto la neutralizzazione, ma non l’hanno cancellata. Neutralizzazione ridotta non significa assenza di immunità e sarà necessario uno studio accurato per determinare le implicazioni per la protezione negli esseri umani.

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