Italia markets closed
  • FTSE MIB

    22.965,63
    -127,47 (-0,55%)
     
  • Dow Jones

    31.496,30
    +572,16 (+1,85%)
     
  • Nasdaq

    12.920,15
    +196,68 (+1,55%)
     
  • Nikkei 225

    28.864,32
    -65,78 (-0,23%)
     
  • Petrolio

    66,28
    +2,45 (+3,84%)
     
  • BTC-EUR

    39.941,59
    -1.036,89 (-2,53%)
     
  • CMC Crypto 200

    982,93
    +39,75 (+4,21%)
     
  • Oro

    1.698,20
    -2,50 (-0,15%)
     
  • EUR/USD

    1,1925
    -0,0054 (-0,45%)
     
  • S&P 500

    3.841,94
    +73,47 (+1,95%)
     
  • HANG SENG

    29.098,29
    -138,50 (-0,47%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.669,54
    -35,31 (-0,95%)
     
  • EUR/GBP

    0,8605
    -0,0011 (-0,13%)
     
  • EUR/CHF

    1,1082
    -0,0040 (-0,36%)
     
  • EUR/CAD

    1,5074
    -0,0087 (-0,58%)
     

Così il sistema immunitario "ricorda" il coronavirus

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

L'immunità all'infezione da SARS-CoV-2 può durare almeno sei mesi anche se gli anticorpi sembrano diminuire con il tempo. Lo spiega uno studio pubblicato online su Nature che riporta i risultati osservati dall'analisi di 87 individui che erano stati infettati da Covid-19.

La ricerca, condotta da scienziati della Rockefeller University guidati da Michel Nussenzweig, ha permesso di svelare che i livelli di specifiche cellule B della memoria (cellule immunitarie che rimangono nel corpo dopo l'infezione e possono proliferare rapidamente e generare anticorpi contro SARS-CoV-2 dopo una eventuale reinfezione) sono rimasti costanti durante il periodo di analisi.

I risultati suggeriscono che le persone che sono state precedentemente infettate possono potenzialmente montare una risposta rapida ed efficace al virus dopo la riesposizione. Il sistema immunitario umano risponde alle infezioni producendo anticorpi che possono neutralizzare specificamente l'agente infettivo. E' stato dimostrato, inoltre, che gli anticorpi umani contro SARS-CoV-2 proteggono dalle infezioni nei modelli animali.

GUARDA ANCHE - Vaccino, lo spot di Giuseppe Tornatore

I livelli di questi anticorpi possono diminuire nel tempo, ma le cellule B della memoria, come suggerisce il nome, "ricordano" l'agente infettivo e possono spingere il sistema immunitario a produrre gli stessi anticorpi dopo la reinfezione.

Michel Nussenzweig e colleghi hanno valutato 87 persone con una diagnosi confermata di Covid-19 a 1,3 e a 6,2 mesi dopo l'infezione. Hanno scoperto che, sebbene l'attività degli anticorpi neutralizzanti diminuisca con il tempo, il numero di cellule B della memoria rimane invariato. Inoltre, gli autori mostrano che gli anticorpi prodotti da queste cellule sono più potenti degli anticorpi originali e possono essere più resistenti alle mutazioni nella proteina spike del virus che media l'ingresso nelle cellule.

Queste osservazioni dimostrano che le cellule B della memoria hanno la capacità di evolversi in presenza di piccole quantità di antigene virale persistente (piccole proteine del virus che possono essere rilevate dal sistema immunitario). La continua presenza ed evoluzione delle cellule B della memoria suggerisce che le persone potrebbero essere in grado di produrre rapidamente potenti anticorpi in grado di neutralizzare il virus dopo la reinfezione.

GUARDA ANCHE - L’immunologo: “Efficacia e vantaggi del vaccino anti Covid”