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I costi delle rinnovabili crollano, Europarlamento vota legge sul clima

·2 minuto per la lettura
European Parliament President David-Maria Sassoli (C) opens the plenary session of the European Parliament from the headquarters of the European Parliament in Strasbourg, eastern France, on December 14, 2020. (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP) (Photo by FREDERICK FLORIN/AFP via Getty Images) (Photo: FREDERICK FLORIN via Getty Images)
European Parliament President David-Maria Sassoli (C) opens the plenary session of the European Parliament from the headquarters of the European Parliament in Strasbourg, eastern France, on December 14, 2020. (Photo by FREDERICK FLORIN / AFP) (Photo by FREDERICK FLORIN/AFP via Getty Images) (Photo: FREDERICK FLORIN via Getty Images)

Oggi l’Europa passa la boa del clima e punta su una nuova rotta. A meno di improbabili colpi di scena, il Parlamento voterà la legge che fissa gli obiettivi al 2030. I numeri sono noti: 55% di riduzione delle emissioni serra al 2030 rispetto ai livelli del 1990. Ma quello che resta da scrivere è lo spirito con cui la norma verrà calata nei singoli Paesi.

Le tappe precedenti di questa maratona sul clima iniziata con l’Earth Summit di Rio de Janeiro del 1992 sono state gestite più con il freno che con l’acceleratore. A ogni conferenza si sono alzati i cori dei profeti di sciagure economiche causate dagli impegni a difesa dell’atmosfera. Se la trattativa sul clima avesse una quotazione alla Borsa, si potrebbe dire che tanti hanno scommesso sull’Orso, su un crollo del valore.

E anche il linguaggio dell’ecodiplomazia non ha dato una mano. Per anni si è parlato di burden sharing, di suddivisione del peso. Come se correggere gli sprechi, aumentare l’efficienza, migliorare il livello di benessere fosse un fardello da dividere con sofferenza, uno zaino da mettersi in spalla sudando in salita.

Ma in realtà la salita è stata quella delle quotazioni delle aziende e dei settori che hanno scommesso sul desiderio di vivere meglio. L’ultima testimonianza viene dal rapporto che Irena, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili, ha pubblicato proprio mentre il Parlamento si accingeva al voto sul futuro del clima.

Oggi il 62% delle energie rinnovabili che vengono installate ha un costo inferiore a quello delle più recenti centrali elettriche a base di combustibili fossili. E questa quota cresce molto velocemente. Nel 2020 è raddoppiata. Il solare termico a concentrazione è diminuito del 16%, l’eolico onshore del 13%, l’eolico offshore del 9%, il solare fotovoltaico del 7%.

Nell’arco di dieci anni, il costo dell’elettricità ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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