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Country bias: il buono, il brutto e il cattivo

Morningstar
·5 minuto per la lettura

Il country bias si verifica quando gli investitori sono troppo esposti al mercato azionario del proprio paese. Cerchiamo di capire come si verifica e quali sono i pro, i contro e gli scenari peggiori quando si ha questa specie di sbilanciamento nel proprio portafoglio.

Come si verifica il Country bias?

Prima dell'arrivo di Internet gli investitori avevano una carenza di informazioni sulle società straniere. Per questo era naturale che un investitore prudente acquistasse titoli per i quali disponeva di maggiori informazioni, il che produceva una sovraesposizione alle azioni del mercato domestico.

Dopo 20-30 anni notiamo come la situazione si sia ribaltata. Gli investitori oggi hanno probabilmente una sovrabbondanza di informazioni, ma l'effetto è in qualche modo lo stesso. Grazie all'ottimizzazione dei motori di ricerca e all'effetto degli algoritmi dei feed di notizie che forniscono ai lettori articoli che rispondono in qualche modo alle loro preferenze, gli investitori rischiano di ricevere comunque informazioni che riguardano in gran parte i mercati locali e dunque di continuare in questo modo ad avere un country bias nel proprio portafoglio.

Qualcuno può anche sostenere che esista una certa connessione emotiva nell'investire nel mercato domestico. Vedere e toccare il risultato dei nostri investimenti può darci un certo senso di comfort o addirittura di orgoglio. Bisogna ricordarsi, però, che l’orgoglio da solo non ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi di investimento.

Il Buono

Evitare il rischio di cambio

Ovunque sei, dovrai spendere in valuta locale. Quando investi in società a livello internazionale, devi prima convertire la tua valuta locale in quella del mercato in cui stai investendo. Poi, quando deciderai di dismettere lo stesso dovrai riconvertire il capitale ottenuto nella valuta locale in modo da poterla spendere. Tra questi due momenti, però, il tasso di cambio tra le due valute potrebbe oscillare.

Va aggiunto che la variazione del tasso di cambio è indipendente dal prezzo del titolo che hai acquistato, il che significa che anche se il titolo ha guadagnato potresti comunque registrare una perdita a causa del cambio sfavorevole. Questo secondo fattore che impatta sul rendimento è chiamato rischio di cambio e può giocare a favore o contro l’investitore. I gestori tendono a coprirsi da questo rischio investendo nel mercato dei derivati per ridurre al minimo l'esposizione alle fluttuazioni delle valute.

Possibili vantaggi fiscali

La questione fiscale è particolarmente rilevante per chi investe in titoli che distribuiscono dividendi. Il reddito derivante dalla cedola, infatti, può essere tassato in modo diverso a seconda che la società che emette il dividendo sia domiciliata nel proprio paese o all’estero. Una rapida ricerca su Internet o uno sguardo alla recente Morningstar Global Investor Experience in materia di tassazione e regolamentazione possono fornire informazioni sulle norme fiscali del mercato locale. Per gli investitori focalizzati sul reddito è particolarmente utile capire come viene tassata la cedola maturata all’estero prima di decidere se investire nel mercato locale o su quello internazionale, poiché questo potrebbe influire notevolmente sui profitti.

Globalizzazione e correlazioni di mercato

Negli ultimi decenni, le economie sono diventate sempre più globalizzate e connesse. Di conseguenza la correlazione tra i principali mercati azionari è aumentata nel tempo. Come dimostra la pandemia del COVID-19. In situazioni di mercato estreme come questa possiamo vedere un forte aumento delle correlazioni che almeno nel breve periodo può annullare gli effetti della diversificazione geografica. Il grafico sottostante (Figura 1) che mostra la correlazione di vari indici paese con il Morningstar US Market conferma proprio questa tesi e in altre parole ci dice che gli indici azionari di vari paesi si muovono in tandem con quello statunitense.

Figura 1: Indici di correlazione tra i mercati internazionali

Sebbene non valga per tutti i paesi, possiamo notare come la correlazione tra alcuni mercati sviluppati e quello Usa sia aumentata negli ultimi cinque anni. Per questo motivo diversificare a livello globale (a seconda del paese) potrebbe non dare i vantaggi che dava dieci anni fa.

Inoltre, continuano ad emergere grandi società multinazionali che tendono a diversificare geograficamente il fatturato trasferendo di conseguenza questo vantaggio agli investitori. Detto questo, però, non tutti possono contare su una multinazionale quotata sui listini del proprio paese.

Il Brutto

Diversificazione per settore

A seconda delle dimensioni del mercato locale, non tutte le varie componenti dell'economia globale rischiano di essere ugualmente rappresentate. Morningstar identifica 11 settori economici e nella tabella che segue (Figura 2) è illustrata l'esposizione settoriale di alcuni indici paese.

Figura 2: Esposizione settoriale degli indici paese

Se, ad esempio, vivi nel Regno Unito o in Sud Africa, le possibilità di poter investire a livello locale in un'azienda tecnologica di qualità sono ridotte rispetto a quelle di un risparmiatore che vive negli Stati Uniti. Il problema, se ci si limita a investire nel mercato locale è duplice: si rischia di non riuscire ad approfittare di opportunità in settori che stanno sovraperformando (come recentemente quelle nel comparto tecnologia), e non si riesce a diversificare completamente il portafoglio dal punto di vista settoriale. Il mercato canadese, ad esempio, ha recentemente sottoperformato a causa dell'ampia esposizione al comparto energia e alla fluttuazione del prezzo del petrolio.

Il Cattivo

Il doppio colpo

In termini di capitale umano (ovvero la nostra capacità di lavorare e guadagnare soldi) e capitale finanziario (ovvero gli asset che abbiamo e investiamo), non ha molto senso per un investitore prudente mettere il 100% di entrambi nella stessa regione geografica.

Per quanto il mondo possa essere sempre più connesso, la stragrande maggioranza di noi è ancora fortemente influenzata dalle economie locali poiché siamo spesso impiegati da aziende locali o da uffici satellite di società globali. In questo senso il controllo su dove investiamo il nostro capitale umano è limitato. Mentre abbiamo un controllo molto più grande sul nostro capitale finanziario.

Quando sia il capitale umano che quello finanziario sono investiti nello stesso mercato, ci esponiamo a un potenziale doppio colpo, ovvero quando perdiamo il nostro lavoro a causa delle cattive condizioni dell’economia del paese (indebolendo il nostro capitale umano) e per lo stesso motivo si deprezza anche il valore del nostro portafoglio (riduzione del nostro capitale finanziario). Idealmente, gli investitori possono ridurre questo effetto assicurandosi che tutte le uova non stiano nello stesso paniere, ovvero riducendo l'esposizione ai mercati nazionali.

Di Ian Tam, CFA

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online