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Covid-19, Ema non vede prove sufficienti per modifica dosaggio vaccini

·3 minuto per la lettura
La sede centrale dell'agenzia europea del farmaco (Ema) a Amsterdam

BRUXELLES (Reuters) - L'agenzia europea del farmaco (Ema) non vede ancora prove sufficienti per raccomandare modifiche al regime di dosaggio per i vaccini contro il Covid-19, nonostante la pressione degli Stati Ue dopo i dati positivi sul livello di protezione di una singola dose.

I programmi di vaccinazione dei paesi del blocco sono indietro rispetto a quelli di Stati Uniti e Gran Bretagna e il ritardo ha spinto alcuni Paesi a sollecitare l'adozione di nuovi approcci, anche sulla somministrazione dei vaccini.

La Gran Bretagna è stata più veloce in parte perché ha esteso l'intervallo tra le dosi di vaccino. Per il vaccino Pfizer-BioNTech, Londra raccomanda di somministrare il richiamo dopo 12 settimane, mentre la guidance dell'Ema segue le raccomandazioni delle aziende di una seconda dose dopo tre settimane.

Il regolatore europeo raccomanda che la seconda dose del vaccino di AstraZeneca venga somministrata tra le quattro e le 12 settimane dopo la prima, come ha fatto anche l'autorità britannica.

Alla domanda se fossero state prese in considerazione modifiche, l'Ema ha risposto ieri: "Se e quando saranno disponibili nuove prove per le modifiche ai programmi di dosaggio, ciò sarà valutato dai comitati scientifici dell'Ema".

Un funzionario europeo ha detto a Reuters che al momento non sono previste modifiche del dosaggio poiché sono necessarie ulteriori prove.

Scostarsi dai programmi di dosaggio approvati prima di ottenere prove sufficienti "potrebbe comportare un rischio di perdita di efficacia" dei vaccini, ha affermato l'Ema in una nota inviata ieri.

I commenti dell'Agenzia sono arrivati dopo la riunione dei ministri della salute del blocco, tenutasi lunedì, in cui i rappresentanti dei governi hanno discusso la fattibilità di regimi di dosaggio più flessibili, sulla base dei dati emergenti, secondo un funzionario europeo che ha partecipato alla riunione.

L'Ungheria ha detto lunedì che cercherà di far durare le scorte di vaccini estendendo il periodo tra le due dosi per contenere la rapida diffusione delle infezioni.

Anche il nuovo premier italiano Mario Draghi ha suggerito in una riunione dei leader del blocco della scorsa settimana di dare priorità alla prima dose.

Nonostante le pressioni, l'Ema ieri ha affermato che i produttori di vaccini non hanno fornito prove a sostegno dell'uso di una singola iniezione.

Attualmente la Ue ha autorizzato l'uso dei vaccini contro il Covid-19 di Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca, sulla base di solidi dati relativi alla somministrazione in due dosi.

I trial clinici principali non sono stati progettati per fornire informazioni in merito alla somministrazione di una singola dose, ma i ricercatori hanno analizzato i dati reali dopo il lancio.

I primi risultati di uno studio condotto nel Regno Unito tra il personale sanitario hanno mostrato a febbraio che una singola dose del vaccino Pfizer-BioNtech riduce il numero di infezioni asintomatiche di circa il 75%, il che ridurrebbe significativamente il rischio di trasmissione del virus.

Uno studio separato israeliano la scorsa settimana ha dimostrato che una singola iniezione del vaccino Pfizer è efficace al 57% nella protezione contro le infezioni sintomatiche dopo due settimane.

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Sabina Suzzi)