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Covid-19, in Vietnam sono nati nuovi focolai. L'apertura è stata prematura

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coronavirus in vietnam
coronavirus in vietnam

Sembrava che il Coronavirus fossero sotto controllo in Vietnam. Da quando è iniziata la nuova ondata a fine luglio erano trascorsi quasi 99 giorni senza morti e senza nemmeno un caso positivo. Eppure aver riaperto troppo presto luoghi di assembramento. Luoghi come ad esempio spiagge, discoteche o ancora bar, potrebbero aver riportato nuovi focolai in Vietnam e specialmente a Da Nang. Si tratta di uno dei più importanti centri turistici del Paese. Nel giro infatti di qualche settimana, il numero dei positivi ha subito un’impennata e ha toccato quota 798. I decessi invece sono stati 10, soprattutto tra anziani e persone con altre patologie.

Coronavirus in Vietnam si cercano le cause

L’apertura del centro turistico di Da Nang, potrebbe non essere la sola causa che ha portato a scatenare la presenza di nuovi focolai in Vietnam. Si cerca infatti di capire come sia stato contagiato un uomo di 57 anni. Il contagio è avvenuto a 99 giorni di distanza dall’ultimo. Il 57enne è stato chiamato “paziente 416”. L’uomo però, non sarebbe mai uscito fuori dai confini del Paese.

C’è poi una terza possibile causa, ossia l’arrivo sempre più frequente di cinesi clandestini e che nonostante tutto, non sono rintracciabili benché nelle zone di confine del fiume rosso e di Tonkino ci siano costantemente delle guardie che controllano i confini. Un’ulteriore ipotesi, che sembra essere quella più accreditata, riguarda la presenza di pazienti asintomatici che senza saperlo, potrebbero aver diffuso il virus.

Si evita la strada del blocco nazionale

Onde evitare la nuova perdita di posti di lavoro e l’inizio di un’altra crisi economica, il governo vietnamita ha deciso di non chiudere il paese a livello nazionale, ma si sta concentrando sui singoli focolai. Sono state quindi chiuse altre tre regioni limitrofe al primo focolaio, trasferite 23.000 persone in appositi centri di quarantena, isolati 6700 pazienti negli ospedali e ordinato a quasi 150.000 persone sospette di stare a casa. In aggiunta sono stati preparati oltre un milione di test destinati ai residenti e ai 90.000 turisti che erano giunti sulle coste di Da Nang. Infine nella città di Hanoi e a Ho Chi Minh city (ex Saigon), hanno provveduto a chiudere luoghi di aggregazione come bar o ancora altri luoghi pubblici.

Ad ogni modo, visto il successo con cui il Vietnam ha affrontato la prima ondata di pandemia, secondo quanto riportato da Bloomberg, gli investitori sono fiduciosi, tanto che l’indice azionario nazionale è balzato al 5,4% dopo aver perso un buon 8% con l’annuncio della seconda ondata.