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Covid, alta tensione Ue-AstraZeneca su rispetto contratto vaccini

Red
·8 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Bruxelles, 27 gen. (askanews) - Giornata ad altissima tensione, oggi, nei rapporti fra l'Ue e la casa farmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, produttrice e distributrice del vaccino anti Covid sviluppato dall'Università di Oxford, che dovrebbe ottenere entro due giorni il via libera dell'Ema (Agenzia europea delle medicine). La Commissione europea ha risposto in modo durissimo alle argomentazioni sviluppate in un'intervista a diversi media europei dal Ceo dell'azienda Pascal Soriot, per motivare il ritardo annunciato venerdì scorso nella fornitura dei vaccini agli Stati membri. Si prospetta una forte riduzione delle dosi che saranno consegnate entro fine marzo, rispetto al quantitativo previsto dal Contratto di fornitura anticipato, firmato ad agosto dall'Ue.

Le cifre delle consegne sono coperte da una clausola di confidenzialità, ma secondo indiscrezioni della stampa, AstraZeneca avrebbe annunciato di poter consegnare a febbraio e a marzo solo 31 milioni di dosi, invece degli 80 milioni che sarebbero previsti dall'accordo con l'Ue, un taglio del 60%. Fonti comunitarie hanno riferito oggi un dato ancora peggiore, con una riduzione delle dosi ad appena 'un quarto' del totale indicato nel contratto. Nella sua intervista, Soriot ha parlato di 17 milioni di dosi entro fine febbraio, ma non ha menzionato le cifre di marzo.

Il Ceo di AstraZeneca, in sostanza, ha spiegato che l'Ue non può pretendere che il quantitativo di consegne indicato nel contratto sia rispettato alla lettera, perché non si tratta di un obbligo, ma di un impegno dell'azienda a 'fare del suo meglio' ('best effort') per rispettare l'obiettivo. Ha aggiunto che una delle cause del problema è 'il ritardo' con cui l'Ue ha firmato il suo contratto ad agosto, tre mesi dopo il Regno Unito, che ha già iniziato a usare i vaccini AstraZeneca (autorizzati d'urgenza dal governo britannico). L'altra causa dei ritardi, ha rilevato Soriot, è che 'Uk e Ue hanno due catene produttive diverse' e che i siti di produzione del vaccino in Europa (in particolare quello in Belgio) si sono rivelati 'meno efficienti' di quelli nel Regno Unito, dove non sono previsti ritardi nelle consegne.

La risposta della Commissione, durissima, è venuta nel pomeriggio, prima 'off the record' da fonti qualificate dell'Esecutivo comunitario, e poi, ufficialmente, dalla commissaria alla Salute Stella Kyriakides, con una videoconferenza stampa convocata d'urgenza.

La clausola 'best effort'

Kyiriakides ha spiegato che nel contratto con AstraZeneca 'la clausola di 'best effort' c'è perché i vaccini non erano ancora sviluppati o autorizzati, ed è per questo che i contratti si chiamano 'Accordi di fornitura anticipata'. Noi abbiamo selezionato le aziende - ha puntualizzato - sulla base delle loro capacità di produzione, in modo che fossero in grado di produrre i vaccini tempestivamente'.

'L'opinione secondo cui l'azienda non è obbligata a mantenere gli impegni perché abbiamo firmato un accordo che parla solo di 'best effort' non è né corretta né accettabile. Noi - ha sottolineato la commissaria - abbiamo sottoscritto un 'Contratto di acquisto anticipato' per un prodotto che all'epoca non esisteva e che ancora oggi non è stato autorizzato. E l'abbiamo firmato proprio per garantire che l'azienda costruisca la capacità produttiva per fabbricare in anticipo il vaccino, in modo che possa erogare un certo volume di dosi dal giorno in cui verrà autorizzato'.

'La logica di questi accordi - ha spiegato Kyriakides - era valida allora come lo è adesso: noi forniamo in anticipo un investimento per la riduzione dei rischi ('de-risking investment up front', ndr), al fine di ottenere un impegno vincolante da parte dell'azienda a pre-produrre i vaccini, ancor prima che ottengano l'autorizzazione. Non essere in grado di garantire la capacità di produzione è contro la lettera e lo spirito del nostro contratto', ha sottolineato ancora.

'Noi accettiamo il rischio di aver investito in perdita, se l'autorizzazione non è concessa. Ma non abbiamo investito nelle aziende - ha ha osservato la commissaria - assumendo che non sarebbero state in grado di produrre in anticipo. Insomma investire nell'aumento della capacità di produzione era una delle premesse dell'Accordo'.

Il ritardo del contratto Ue rispetto a Uk

Sul 'ritardo' con cui l'Ue ha firmato il contratto con AstraZeneca, come causa dei problemi di produzione dei vaccini, Kyriakides ha replicato con durezza ancora maggiore: 'No, respingo questa argomentazione categoricamente: hanno firmato un accordo, la risposta è no', ha ripetuto. 'Noi rifiutiamo la logica del 'primo arrivato, primo servito'. Potrebbe funzionare dai macellai di quartiere, ma non nei contratti, e non nei nostri Contratti di acquisto anticipato'.

'Nel nostro contratto, che prevede un programma di consegne con scadenze trimestrali, non è previsto che un qualunque paese, o in particolare il Regno Unito, abbia priorità' nelle consegne 'perché ha stipulato i contratti di fornitura prima di noi. Se questo fosse stato il caso - ha puntualizzato la commissaria -, AstraZeneca avrebbe dovuto proporre una clausola che rendesse noto che davano priorità alle consegne al Regno Unito; ma questa clausola nel contratto non c'è'.

Catene produttive 'separate', Ue e britannica

Poco prima della conferenza stampa di Kyriakides, fonti della Commissione avevano chiarito che in base al contratto Ue, che che prevedeva un prefinanziamento della produzione dei vaccini da 336 milioni di euro, in buona parte già versati, AstraZeneca si era impegnata a consegnare i vaccini prodotti in quattro fabbriche europee, due nel Regno Unito, una in Belgio e una in Germania.

La Commissione non capisce quindi, spiegavano le fonti, perché i dirigenti di AstraZeneca adducono, come motivo del ritardo delle consegne annunciato, un problema di produzione in uno dei quattro impianti, quello in Belgio, quando è possibile ricorrere gli stock degli altri tre, compresi naturalmente quelli situati nel Regno Unito. 'La Commissione non avrebbe firmato il contratto con AstraZeneca se non avesse avuto la garanzia della produzione in quattro impianti europei', compresi i due britannici, hanno sottolineato le fonti, Insomma, all'opposto di quanto sostiene Soriot 'non ci sono due catene produttive separate in Europa, una nell'Ue per gli Stati membri, e una del Regno Unito' a cui possono attingere in priorità i britannici, ma una sola, che comprende tutti e quattro gli impianti.

Kyriakides ha aggiunto che 'non esiste una gerarchia dei quattro stabilimenti di produzione indicati nel Contratto di acquisto anticipato, due nell'Ue e due nel Regno Unito'. In altre parole, ha continuato, 'le fabbriche nel Regno Unito', e quindi la loro capacità di produzione, 'sono parte dell'Accordo, che deve essere rispettato; non ci sono differenze, ci aspettiamo che le dosi siano consegnate, senza un ordine gerarchico riguardante gli impianti che devono rifornire l'Ue'.

Il 'meccanismo di trasparenza' sull'esportazione dei vaccini

Riguardo al 'meccanismo di trasparenza sulle esportazioni' dei vaccini, che la Commissione ha annunciato di voler proporre, Kyriakides ha precisato: 'Voglio fare assoluta chiarezza su questo: l'Unione europea non sta imponendo un divieto di esportazione, o limitando l'esportazione dei vaccini a paesi terzi; ciò che abbiamo proposto è un meccanismo di trasparenza delle esportazioni, che porterà chiarezza sulla capacità manifatturiere dei produttori: il numero di dosi prodotte, in quali centri di produzione, e quali dosi sono vendute e a quali paesi, inclusi quelli dell'Ue a 27. E' molto importante avere questa trasparenza e chiarezza sulle consegne, ed è a questo che stiamo lavorando. Chiediamo ad AstraZeneca - ha proseguito la commissaria - di essere quanto più trasparente possibile con i contratti. Pensiamo che renderli pubblici chiarirebbe molte delle questioni sollevate'.

In altre parole, il problema potrebbe essere esattamente l'opposto di come appare: non è la Commissione che vuol bloccare le esportazioni dei vaccini prodotti nell'Ue, come hanno cominciato ad affermare soprattutto alcuni media britannici ed esponenti del governo di Londra, evocando una tentazione 'protezionista' europea; sono, invece, gli accordi di priorità del governo britannico con AstraZeneca che impediscono alla casa farmaceutica di esportare nell'Ue i vaccini prodotti nei suoi impianti ubicati nel Regno Unito.

'Nessuna azienda dovrebbe farsi illusioni sul fatto che noi non avremmo i mezzi per capire ciò che sta succedendo; per questo chiediamo a tutte le società di essere quanto più trasparenti possibile, che diano le informazioni; per sapere dove i vaccini sono stati prodotti e dove sono stati mandati, ovunque sia', ha detto ancora Kyriakides.

Trovare soluzioni come è stato fatto con Pfizer-BioNTech

'Siamo qui - ha concluso la commissaria - perché è necessario fare ogni sforzo per risolvere questo problema, come abbiamo fatto con le difficoltà sorte due settimane fa con Pfizer-BioNTech: abbiamo lavorato insieme e le abbiamo risolte. Dunque chiediamo ad AstraZeneca di essere aperti e trasparenti, in modo da potere andare avanti e risolvere la situazione a beneficio dei cittadini, e non solo di quelli europei'.

In tarda serata, infine, al termine della riunione in videoconferenza dello 'Steering Board' dell'Ue sui vaccini, a cui ha partecipato per AstraZeneca proprio Pascal Soriot, Kyriakides ha espresso sul suo account Twitter 'rammarico' per la 'continua mancanza di chiarezza' della casa farmaceutica anglo svedese 'sul calendario delle consegne', anche se ha giudicato 'costruttivo' il tono della discussione con il Ceo dell'azienda.

'L'Ue resta unita e ferma. Gli obblighi contrattuali devono essere rispettati, i vaccini devono essere consegnati ai cittadini dell'Ue', ricorda la commissaria, e conclude: 'Chiediamo ad AstraZeneca un piano chiaro per la fornitura rapida del quantitativo di vaccini che abbiamo riservato per il primo trimestre; lavoreremo con l'azienda per trovare soluzioni e fornire rapidamente i vaccini ai cittadini dell'Ue'.